RIBELLARSI E' GIUSTO

ne servi ne padroni

Odio gli indifferenti

"Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Antonio Gramsci

UN GIORNO NON PUO' VIVERE SENZA LA SUA UTOPIA...

Così l’uomo deve vivere andare senza frontiere come bambini dietro un aquilone Correre giocare ridere vivere Non girare mai il volto anche quando a te non tocca Amare questa terra dove nel nostro cuore sventola rossa come il sole il simbolo di una nuova era Cammina uomo E va senza tempo Ridere amare lottare e poi infine invecchiare E passerà per questa terra come una luce di libertà

venerdì 30 ottobre 2009

Chi ha ucciso Stefano Cucchi?


Dopo Federico Aldrovandi (ucciso durante un fermo di Polizia a Ferrara, il 25 settembre 2005), Gabriele Sandri (ammazzato l'11 novembre 2007 ad un autogrill da un poliziotto), Aldo Bianzino ("trovato" morto la mattina del 14 ottobre del 2008 nel carcere di Capanne) e Stefano Frapporti (morto il 29 luglio di quest'anno nel carcere Rovereto), un'altra "anomala" morte in carcere.

Scrive Luigi Manconi (dal sito innocenti.evasioni.net, da cui traggo anche le foto, pubblicate su autorizzazione della famiglia):

"È inconfutabile che Stefano Cucchi – come testimoniato dai genitori – è stato fermato dai carabinieri quando il suo stato di salute era assolutamente normale ma già dopo quattordici ore e mezza il medico dell’ambulatorio del palazzo di Giustizia e successivamente quello del carcere di Regina Coeli riscontravano lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale; e, la visita presso il Fatebenefratelli di quello stesso tardo pomeriggio evidenziava la rottura di alcune vertebre indicando una prognosi di 25 giorni. È inconfutabile che, una volta giunto nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini, Stefano Cucchi non abbia ricevuto assistenza e cure adeguate e tantomeno quella sollecitudine che avrebbe imposto – anche solo sotto il profilo deontologico – di avvertire i familiari e di tenerli al corrente dello stato di salute del giovane: al punto che non è stato nemmeno possibile per i parenti incontrare i sanitari o ricevere informazioni da loro. È inconfutabile che l’esame autoptico abbia rivelato la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra. È inconfutabile, infine, che un cittadino, fermato per un reato di entità non grave, entrato con le proprie gambe in una caserma dei carabinieri e passato attraverso quattro diverse strutture statuali (la camera di sicurezza, il tribunale, il carcere, il reparto detentivo di un ospedale) ne sia uscito cadavere, senza che una sola delle moltissime circostanze oscure o controverse di questo percorso che lo ha portato alla morte sia stata ancora chiarita".

Cosa chiedono la mamma e il papà ?


Dopo i fatti accaduti la famiglia ritiene di pretendere legittimamente dallo Stato di rendergli conto sulla scomparsa di Stefano.
1- Vogliamo sapere perché alla sua richiesta precisa non è stato chiamato dai militari, la sera dell’arresto, il suo avvocato di fiducia;
2- Vogliamo sapere dalle forze dell’ordine come è stato possibile che abbia subito delle percosse bestiali e le lesioni;
3- Vogliamo sapere chi gliele ha prodotte e quando;
4- Vogliamo sapere dalle strutture carcerarie perché non ci è stato consentito il colloquio con i medici;
5- Vogliamo sapere dalle strutture sanitarie, perché non gli sono state effettuate le cure mediche necessarie;
6- Vogliamo sapere dalle strutture sanitarie, perché sia stata consentita in sei giorni di ricovero una tale debilitazione fisica;
7- Vogliamo sapere perché è stato lasciato in solitudine senza conforto morale e religioso;
8- Vogliamo sapere infine la natura e le circostanze precise della sua morte;
9- Vogliamo sapere altresì se ci sono motivi validi di tale accanimento su una giovane vita.

Immaginiamo che una famiglia distrutta dal dolore per la morte atroce del proprio figlio di 31 anni abbia il diritto di URLARE CON TUTTE LE SUE FORZE per chiederne conto!

mercoledì 28 ottobre 2009

Sabato 31/10/2009 Presidio antifascista a Torino


Sabato 31 ottobre nel covo fascista “l’asso di bastoni” di via Cellini 21, si svolgerà un concerto organizzato da fascisti autonomi nazionalisti e casa Pound, che prevede l’arrivo in città di molti giovani fascisti e nazisti.

Ci troviamo davanti ad un evento tanto vergognoso quanto macabro.

Questi gruppi e questi personaggi che si rifanno all’ideologie che hanno portato il mondo e la nostra nazione alla tragedia della seconda guerra mondiale, allo sterminio degli ebrei, alle deportazioni, alle torture, alle uccisioni di chi come i comunisti e gli antifascisti si opponevano al regime di terrore di Hitler e Mussolini non possono e non devono ottenere spazi e agibilità politica ne culturale in particolar modo, in una città come Torino che è medaglia d’oro alla Resistenza. Girando per le vie torinesi alzando lo sguardo, si vedono lapidi e monumenti ai partigiani, caduti per liberare il nostro paese dalle barbarie naziste e fasciste. Oggi, è inammissibile che i “nipotini” dei torturatori e degli stragisti nazi-fascisti vengano lasciati liberi di diffondere la loro aberrante ideologia alla faccia della Costituzione repubblicana nata dalla resistenza che impedisce l’apologia di fascismo e la ricostruzione del partito fascista.

Sabato 31 ottobre per le vie di Torino scorazzeranno questi luridi individui che odiano il diverso, che odiano tutti e tutto, che non si fanno scrupoli nell’ utilizzare il coltello nell’aggredire gratuitamente chiunque non gli vada a genio.

Allo scopo di impedire l’iniziativa neo-fascista e le scorribande dei giovani di estrema destra che si troveranno in zona per recarsi all’asso di bastoni in via Cellini, gli antifascisti torinesi organizzano un presidio in piazza (da definirsi).al quale chiamiamo tutti gli antifascisti e i sinceri democratici, invitiamo tutti i cittadini a vigilare per tutelarsi da eventuali aggressioni.

Dalla Russia Con Odio - documentario sugli Skinheads russi (ci sono anche immagini violente che possono turbare alcuni lettori)



lunedì 26 ottobre 2009

Il Giudice del lavoro reintegra Dante De Angelis


Era stato licenziato a Ferragosto del 2008 dopo aver denunciato l'insicurezza dei treni Eurostar

ROMA - «È finito un incubo. Dopo più un anno d'attesa finalmente mi sento sollevato». Ha vinto Dante De Angelis: licenziamento annullato, immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute. È la sentenza del giudice del lavoro di Roma Dario Conte sulla vicenda del licenziamento del ferroviere Dante De Angelis. Macchinista del deposito locomotive di Roma-San Lorenzo, De Angelis fu sollevato dall'incarico dopo che le Ferrovie gli contestarono di aver reso dichiarazioni contrarie alla verità sulle cause e sugli effetti di un episodio risalente al 14 luglio 2008, vigilia di Ferragosto, quando, a Milano, un Etr senza passeggeri si «spezzò» mentre veniva trasferito dall'officina della Martesana alla stazione centrale. Per il macchinista licenziato, e adesso reintegrato, lo «spezzamento» era stato un incidente potenzialmente molto pericoloso in quanto era anche un campanello d'allarme che poneva all'attenzione la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli Etr. Il giudice del lavoro ha condannato Ferrovie a pagare le spese di giudizio. Tra 60 giorni le motivazioni della sentenza.

LE DENUNCE - De Angelis è stato accolto da un centinaio di suoi sostenitori, in attesa della decisione del giudice davanti agli uffici di viale Giulio Cesare, che lo hanno accolto con scroscianti applausi. «Tornerò a guidare un treno - commenta con voce pacata De Angelis -. La mia resistenza, quella della mia famiglia e dei miei colleghi è stata messa a dura prova. Resto convinto di aver fatto il mio dovere nell'interesse della sicurezza di tutti, ferrovieri, pendolari e tutti i cittadini». Ma il macchinista non riesce a nascondere l'emozione. Subito dopo la pronuncia del tribunale a chi gli chiede, se tornerà a fare le denunce sulla sicurezza dei treni, rassicura: «Se tornerò a denunciare? Certo è il mio dovere. Dovrò fare un grande sforzo per fare quello che facevo prima e dimostrare che il licenziamento non ha avuto effetti intimidatori. È poi l'ho promesso ai miei colleghi e ai parenti delle vittime di Viareggio proprio davanti alla porta del tribunale». «È una sentenza molto importante - hanno commentato i legali di De Angelis, gli avvocati Piergiovanni Alleva e Pierluigi Panici - perché restaura il diritto di espressione e critica da parte dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e respinge la pretesa dell'azienda che voleva limitare questa libertà con l'idea che un eventuale, e in questo caso non esistente, errore nell'esercizio di un importante incarico possa comparare il licenziamento».

L'ORSA - «Quella del tribunale di Roma è la risposta che ci attendevamo. L'unica- afferma l'Orsa- che meritava la dirigenza del gruppo Fs che, anziché valorizzare le capacità e l'attenzione dei propri Rls, afferma la propria infallibilità licenziando lavoratori che hanno l'unico torto di essere attenti alla sicurezza dei viaggiatori e dei lavoratori». «Non si può essere licenziati quando si denuncia insicurezza, ancor meno quando le denunce sono fondate», sottolinea la sigla sindacale. «Ed è questa- prosegue- la condizione di De Angelis, basti pensare che le sue denunce sono riproposte nel rapporto annuale 2008 dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (Ansf) in cui si menziona puntualmente la necessitá di una maggiore attenzione sia per gli inconvenienti agli Eurostar Etr serie 400 (460, 480, 485, ecc) che per gli spezzamenti degli Etr 500: esattamente le segnalazioni per le quali Dante De Angelis è stato licenziato».

TRENITALIA - «Trenitalia ritiene di essersi correttamente comportata e di aver utilizzato il proprio potere disciplinare conformemente alle norme legali e ai precedenti giurisprudenziali emersi sul punto». È questo il commento del legale di Trenitalia, l'avvocato Enzo Morrico, alla sentenza con la quale il giudice del lavoro di Roma ha reintegrato il macchinista Dante De Angelis. «Nel prendere atto della sentenza negativa - ha aggiunto il legale - ci riserviamo ogni eventuale valutazione nel merito della pronunzia solo al momento in cui saranno depositate le motivazioni della stessa».

tratto da www.corriere.it
26 ottobre 2009

domenica 25 ottobre 2009

Casa Pound va a piangere dalle istituzioni


In un comunicato sui fatti di ieri merdapound invoca lo Stato...

Solo un passaggio del comunicato piagnone di merdapound sui calci presi a Torino che esprime con chiarezza la linea adottata da questi sedicenti "rivoluzionari":

''A questo punto, però, è dalle istituzioni che attendiamo una decisa presa di posizione. Non c'è piu' tempo. E' arrivato il momento per ognuno di prendersi le proprie responsabilità, perché se mai qualcosa di irreparabile dovesse avvenire, i veri responsabili ne sarebbero coloro i quali adesso restano in silenzio''.

Vittimismo piagnone, ecco quello che sa esprimere merdapounditalia, niente altro. Questa gente finge di essere "contro il sistema" per poi registrarsi come associazione, non solo scendendo a compromessi con l'amministrazione dello Stato, ma per farci direttamente affari (vedi caso romano e i soldi pubblici che girano nelle tasche di queste m**** coccolate dai camerati in doppiopetto ai vertici delle amministrazioni locali). E non ci si ferma a questi legami che da alcuni ingenui bambocci della loro lobotomizzata organizzazione vengono definiti "strumentali", ma si arriva a tirare la giacchetta ai questurini, che poi ricambiano chiamando per nome gli aderenti al bloccointestinale (ricordiamo i video dell'anno scorso sui fatti di piazza Navona). Eccoli i gagliardi "futuristi rivoluzionari", bambocci buoni solo a piangere e ad invocare lo Stato... m****! Siete solo infami e amici degli sbirri e niente altro. Schifo per voi, per quello che siete e per quello che fate. Odio e pena, e tante mazzate.

La risposta delle Istituzioni agli scontri di ieri nel capolugo piemontese non ha tardato ad arrivare. Nel pomeriggio di domenica 25 ottobre, come riferisce la Questura, agenti della Polizia e dei Carabinieri hanno perquisito i centri sociali più importanti di Torino alla ricerca degli individui identificati nelle foto di Piazza Castello. Il sindaco Chiamparino si dichiara soddisfatto ed aggiunge "è stato un drastico provvedimento nei confronti di chi ha deciso di contrastare in ogni modo la democratica vita politica di Torino".

Giornata importante quella vissuta sabato 24/11/09 per le strade di Torino.
La determinazione di 300 compagni antirazzisti e antifascisti ha alterato un sabato pomeriggio di shopping e consumo. Non poteva essere però tollerata la prima uscita pubblica e annunciata di Casa Pound, organizzazione dell'estrema destra composta di autonominatisi "fascisti del terzo millenio".

Solo l'assaggio della determinazione di centinaia di antifascisti e antirazzisti. E lo stesso dicasi per la Lega Nord cittadina. Il partito della xenofobia e del delirio securitario aveva allestito un gazebo per chiedere la chiusura della micro-clinica Fathi da poco allestita al centro sociale Gabrio. Un ambulatorio medico popolare reo per i padani di fornire assistenza medica gratuita a migranti clandestinizzati dalle loro leggi infami.

Niente volantino per Casa Pound, niente gazebo per la Lega Nord, che va miracolosamente in frantumi grazie all'iniziativa di diversi compagni. Da segnalare in tutto questo la presenza di attrezzature pesanti (bastoni e catene) sia tra i leghisti che tra i neofascisti tranquillamente circondati da Polizia e Digos che (a loro) permette di armarsi.

A fine pomeriggio un corteo festante di quasi 500 persone attraversava via Po tra cori, interventi e un canto gloliardico che ben riassumeva la giornata: "Lega Nord, Casa Pound, tutti a terra al primo round!"


antifascismo militante

sabato 24 ottobre 2009

Torino: "Lega Nord Casa Pound, tutti a terra al primo round!"


300 antifascisti e antirazzisti hanno impedito il preannunciato banchetto di Casapound(neofascisti) in piazza S. Carlo.

Dopo aver occupato la zona della piazza dove i fascisti intendevano volantinare, una parte del presidio è riuscita ad eludere lo schieramento di forze dell'ordine e a raggiungere i 10 fascistelli che stavano nascosti dietro un numeroso schieramento di celerini e digos. A quel punto i fascisti si davano alla fuga, mentre i celerini caricavano il corteo dividendolo in due tronconi. Dopo altre cariche che hanno provocato alcuni feriti il corteo antifascista si disperdeva nelle vie laterali per ricompattarsi in piazza S. carlo mentre i fascisti andavano a leccarsi le ferite scortati dagli agenti. Una risposta forte degli antifascisti torinesi dal momento che la notizia del presidio di Casa Pound era arrivata solo la sera precedente.
Una volta ricompattati gli antirazzisti si sono diretti in corteo in via roma, comunicavano al megafono quello che era appena successo, mentre il corteo si ingrossava arrivando alle 500 persone.

Giunti in piazza castello il corteo incontrava un gazebo della lega nord, dove provocatoriamente alcuni politici di quel partito volantinavano contro gli immigrati, e in particolar modo contro l'ambulatorio popolare ospitato dal csa Gabrio, dove molti immigrati senza permesso di soggiorno riescono a ricevere assistenza medica senza rischiare di essere denunciati. Alla vista del nutrito corteo antirazzista i militanti della lega mostravano intenzioni bellicose, difesi da un cordone di polizia in assetto antisommossa. La polizia provava ad allontanare il corteo che a quel punto faceva saltare all'aria l'intero banchetto dei razzisti. Seguiranno alcune cariche per piazza castello, sotto lo sguardo allibito di molti turisti e di alcune scolaresche. Molti i passanti che hanno applaudito gli interventi al megafono che spiegavano quello che stava succedendo.

Innervositi dalla situazione alcuni leghisti provavano a minacciare gli antifascisti impugnando bastoni. Gli antifascisti non si facevano intimorire e ne seguiva un'altra carica che spingeva una parte del presidio verso le fermate dell'autobus. Successivamente gli antirazzisti riuscivano a far indietreggiare la polizia. La giornata si chiudeva con un corteo da piazza castello fino a palazzo nuovo, sede delle facoltà umanistiche.

Ora non ci resta che attendere la consueta canea di comunicati e dichiarazioni da parte dei politicanti in difesa di Casa Pound, con invocazioni a Chiamparino perchè intervenga a sgomberare i centri sociali. Ci aspettiamo gli insulti di Mario Carossa, consigliere comunale della lega nord, che oggi bastone in mano difendeva il gazebo. Ci aspettiamo che Ghiglia e Ravello chiedano a Maroni che intervenga anche lui a sgomberare i centri sociali.

Una volta avrebbero detto che ci pagavano i partiti della sinistra radicale, adesso non lo possono più dire. Ormai i politicanti vedono i centri sociali ovunque, dietro ogni forma di insorgenza e ribellione. Ma non è così. Gli ideali che ci spingono in piazza sono profondamente radicati nella città di Torino, medaglia d’oro alla Resistenza, che ha dimostrato in più occasioni che vecchi e nuovi fascismi non sono tollerati. Ricordiamo ancora vividamente le migliaia di persone scese in piazza per contrastare il corteo indetto dalla Fiamma Tricolore nel 2007, gli studenti dell’Onda anomala antifascista, antirazzista ed antisessista arrestati e denunciati per aver impedito ai neofascisti di entrare nelle sedi universitarie.

Non ultimo l’episodio di pochi giorni fa, quando un nutrito gruppo di studenti ha fermamente contrastato il il tentativo del Blocco Studentesco (sezione giovanile di Casa Pound), di fare propaganda all’interno del Politecnico.

Anche oggi siamo scesi in piazza per ribadire una volta ancora che nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole e nelle nostre università non lasceremo ai fascisti nessuno spazio e nessuna agibilità.

Torino è partigiana, nessuno spazio ai fascisti e ai razzisti
NETWORK ANTAGONISTA TORINESE

P.S.
Per sabato 31 ottobre è annunciato un raduno di fasci in quel covo di servi del potere che è l'Asso di Bastoni, via Cellini 22 Torino. Probabilmente vengono anche da fuori.

Per tentare di impedire la cosa e anche organizzarsi in relazione all'incolumità di compagni, immigrati e comuni cittadini è indetta una riunione operativa per LUNEDI 26 OTTOBRE ORE 19,30 PRESSO RADIO BLACKOUT VIA CECCHI 21a Torino, alla quale sono invitati tutti gli antifascisti e antirazzisti interessati

Amantea, in oltre 15mila al corteo "contro i veleni"


"Basta veleni. Da Amantea una sola voce: riprendiamoci la vita, vogliamo una Calabria pulita", questo lo striscione che è andato ad aprire la partecipata manifestazione nazionale contro i veleni ad Amantea, in provincia di Cosenza. Oltre 15mila le persone che hanno partecipato al corteo, grande l'adesione registrata soprattutto dai diversi territori calabresi, così come importante è stata la partecipazione dei cittadini delle città del cosentino. Si è partiti intorno alle 10:30 dal piazzale degli Eroi, per andare a terminare nel centro di Amantea dopo aver attraversato tutto il lungomare.

Un appuntamento raccolto soprattutto da migliaia e migliaia di abitanti calabresi, da tutta la regione sono arrivati pullman e treni. Partecipazione popolare che è stata il tratto caratterizzante, composizione sociale larga del corteo. Hanno al contempo ovviamente partecipato anche tutta una galassia di organizzazioni, da sindacati alle associazioni ambientaliste, ma il valore aggiunto della scadenza è andato ad assumerlo il protagonismo della gente che ha voluto esserci per dire "basta veleni". Molti gli striscioni autoprodotti con cui si esige l'intervento del governo per rimuovere le "navi dei veleni" presenti nei fondali calabresi e le scorie radioattive che sarebbero interrate ad Aiello Calabro e a Crotone.

Evidente nel corteo la rabbia contro la situazione nella quale la Calabria è immersa da tempo come risultato di politiche criminali e cieche, una crisi ambientale e sociale pesantissima, non acriticamente presentabile come prodotto della mala dell'ndrangheta, ma innanzitutto con la realtà (ovviamente non solo calabrese) di malgoverno di una classe politica e imprenditoriale stantia e parassitaria che ha spesso la stessa faccia delle organizzazioni mafiose che si vorrebbero, all'occorrenza, vendere come ridicolo paravento. Ragioni per le quali partiti e affini sono stati relegati al fondo del corteo, così come si è stato impedito loro di prender parola dal palco di fine corteo, coraggiosa e necessaria scelta degli organizzatori. Annunciate le presenze di molti leader della decadente Sinistra, chi si è presentato è stato sonoramente contestato dalla gente, così è andata a Franceschini e Di Pietro. E' stato impedito l'intervento di Oliviero, presidente della provincia di Cosenza.

Quindi, dopo la manifestazione di Crotone della scorsa settimana, anche questo importante appuntamento di piazza è andato a riprendere parola sull'annosa e velenosa questione dei rifiuti insabbiati, contestando innanzitutto il governo del territorio, l'immobilismo della politica nazionale, esigendo come prima cosa la bonifica del territorio come necessario passaggio da compiere dinnanzi ad una realtà inaccettabile.

giovedì 22 ottobre 2009

martedì 20 ottobre 2009

Tessera del tifoso chi ci guadagna


CHI GUADAGNA DALLA TESSERA DEL TIFOSO?

Sul sito della Lega pro (ex Serie C) abbiamo un elenco di motivi redatti a scopo di incentivare la richiesta di Tessera del Tifoso, vi risparmio i primi sette punti che non ci interessano in questa sede per quanto siano esilaranti vista la loro demenzialità, concentriamoci piuttosto su:

8. Ottenere una carta di pagamento ricaricabile Visa con un proprio IBAN senza essere vincolati ad un conto corrente bancario; consente di ricevere bonifici, accrediti di stipendio e trasferire in real time denaro da una carta all'altra (card to card);
9. Operare in modo sicuro e veloce ottenendo sempre maggiori servizi e benefici concreti; premi, merchandising, biglietti, convenzioni e scoutistica di vario genere;
10. Sostituire il denaro contante: la tessera rappresenta un borsellino elettronico che consente di fare operazioni di varia natura, acquisti online, prelevare contanti, trasferire denaro, ricaricare il telefonino.

Dunque per rispondere alla domanda che dà il titolo a questo post iniziamo col dire le banche. Non a caso già da ora alcune società calcistiche si sono appoggiate a istituti di credito.

Ad essa è favorevole il presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, Giancarlo Abete, cioè il fratello di Luigi Abete vicepresidente dell'Associazione Bancaria Italiana e presidente della banca romana BNL.

Uno dei due gruppi bancari più importanti del paese è Intesa Sanpaolo (a cui si è appoggiato il Milan, già rilasciate oltre 100mila tessere, e la Fiorentina, quest'ultima tramite la CR Firenze).

Lo stesso istituto è nel patto di sindacato che regge RCS Mediagroup cioè tutta una serie infinita di quotidiani come il Corriere della Sera e soprattutto la Gazzetta dello Sport certamente il più importante giornale sportivo (favorevole anche la rosea? boh, non la leggo..); ma ad accrescere il business RCS Mediagrop ci sono anche periodici, libri, broadcast (importanti radio nazionali e locali), pubblicità, l'agenzia AGR (fornisce notiziari e contenuti editoriali a radio, televisioni locali e regionali e a siti internet di primaria importanza nello scenario italiano).

Nello stesso patto di sindacato cito Della Valle visto che abbiamo nominato la Fiorentina, ma è di Mediobanca la quota più significativa. Mediobanca dunque citiamo tra gli uomini più importanti di essa Geronzi l'ex patron di Capitalia (ora fusa con Unicredito), uomo e banca che nel calcio sono molto conosciuti visti i rapporti economici con alcuni presidenti (sbaglio se cito Parma-Tanzi, Lazio-Cragnotti, Roma-Sensi?).

Uomo molto vicino a Capitalia era Franco Carraro, uomo che in passato ha fatto un po' di tutto, anche il politico e che recentemente è stato presidente della Figc e presidente di

Mediocreditocentrale, banca facente parte appunto del gruppo Capitalia.

Tornando a Mediobanca nella stessa spa c'è tanta gente nota che ha ruoli di rilievo, da Marina Berlusconi figlia di Silvio (il quale ha una quota azionaria del 2% circa), alla figlia di Salvatore Ligresti lui nel patto di sindacato RCS e curiosamente leggo da Wikipedia: "I suoi avvocati hanno scovato un articolo del codice che fa tornare immacolata una fedina penale sporca: quando siano passati almeno cinque anni dall'espiazione della pena e il pregiudicato «abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta». Ha presentato domanda al Tribunale di sorveglianza di Milano, che nel settembre 2005 ha accolto la sua richiesta: ora Ligresti è riabilitato". Domando: ma per i tifosi sarà diverso? Così dice l'articolo 9 della legge 41/2007. Ligresti è anche membro del consiglio di amministrazione del Gruppo Unicredit, dunque torniamo vicini a Geronzi sia per l'affare Capitalia sia perché Unicredit è socio importante in Mediobanca. che poi a proposito di figlie in carriera, quella di Cesare, Chiara Geronzi lavora al Tg5.

Ma dicevamo di Unicredit, nel cda il presidente è Dieter Rampl (siede anche nel consiglio di sorveglianza di Mediobanca) e poi un vicepresidente è Berardino Limonati tra le altre cose consigliere in Telecom e in RCS; un altro doppio consigliere Unicredit - Telecom Italia è Piero Gnudi e avanti via così è tutto un intreccio di partecipazioni e uomini con più cariche. Un rompicapo impressionante che vi risparmio ma se avete tempo la quantità di intrecci tra le spa che sto menzionando è davvero intrigante...

Se guardate questi consigli di amministrazione troverete tanti volti noti, tra gli altri ex politici e gente che ha subito condanne o se la è cavata per il rotto della cuffia... della serie se per loro valesse il Daspo senza processo e solo sulla base di un'accusa non so quanti cda reggerebbero... ma dicevo, alcuni hanno subito condanne, condanne vere, mica aver esposto uno striscione non autorizzato.

Comunque dopo aver nominato un po' di banche (qualcuna delle quali più o meno direttamente certamente dalla tessera del tifoso avrà benefici) e i legami con RCS Mediagroup è curioso osservare come in RCS troviamo anche il gruppo Benetton. Bene, nell'azionariato di Telecom Italia troviamo le solite Mediobanca e intesa che la controllano assieme ad altri soggetti tra cui la "ex sintonia" del gruppo Benetton. Ora la tecnologia applicata alla Tessera del Tifoso, sistema RFID per trovare la nostra/vostra collocazione con approssimazione di pochi centimetri è offerta da Telecom (per tutti?) stando a quel che ho letto almeno per la ex Serie C dovrebbe essere così (vedi Tuttomercatoweb). Un'altra società con dentro i Benetton che forse sarà in affare con la Tessera del Tifoso potrebbe essere Autogrill, "sconti per i tifosi" in viaggio? O magari per restare in famiglia Autostrade o Grandi Stazioni spa, però qui siamo alle ipotesi dunque staremo a vedere.

Insomma ricapitolando possiamo dire che a breve avremo milioni di italiani che pagheranno una tantum (10 euro gli juventini) per essere schedati e per chiedere il permesso alla questura di accedere in luoghi pubblici. Ma i soldi col sistema tessera-del-tifoso-carta-di-credito continueranno ad uscire lentamente ed inesorabilmente dalle tasche degli italiani per altri lidi. Pochi spiccioli per volta ripetuti milioni di volte, all'infinito. Soldi sicuri di fatto facendo niente visto che una volta partito, il meccanismo fa tutto da solo, o meglio genera introiti da azioni altrui (quelle dei tifosi) e dalla tecnologia.

Poi come è ovvio immaginare da questa card ci saranno società che godranno di benefici indiretti, leggasi le pay-tv che vendono il business calcio a chi sarà bloccato dalla burocrazia. Oppure davvero qualcuno pensa che un padre di famiglia sia ben lieto di chiedere il permesso al questore per lui e suo figlio? Senza contare che i costi dei biglietti stadio non caleranno (tanto per dire 26,5 euro per il settore ospiti di Siena-Roma) e ovviamente chi farà la Tessera per vedersi una o due partite all'anno dovrà tirare fuori la tantum (10euro a cranio?) dunque per i tifosi tiepidi l'incidenza del costo Tessera sarà superiore. (Vero che qualcuno la tantum non la chiede, del resto è sicuro di rifarsi dopo).

I media oltre che una cronica difficoltà ad andare contro i centri di influenza del potere politico (la Tessera è figlia della coppia Amato Maroni) in questa occasione sono direttamente coinvolti dal punto di vista economico; aspettarsi tutta la verità da loro è un po' come chiedere all'oste se il vino è buono...

Casualmente articoli e commenti ostili alla tessera li troviamo sul Guerin Sportivo da parte del suo direttore Matteo Marani, e Gianni Mura su Repubblica; soggetti forti ed indipendenti che al massimo possono irritare qualche inserzionista pubblicitario. E chissà che pure loro una certa influenza non l'abbiano, voi trattereste con i guanti i vostri migliori clienti?

domenica 18 ottobre 2009

Sacco e Vanzetti


Tav: Torino-Lione (partiti e industriali non sanno più che fare)


Che il Tav fosse argomento comune tra industriali, politici e lobbisti vari è cosa riconosciuta da tempo. Quello che il movimento no tav, così come economisti e geologici non affiliati a nessun potere, definiscono da tempo "partito del tondino e del cemento" o "lobby del Tav", oggi prende forma ufficialmente con nomi e cognomi. L'altro giorno, presso la sede dell'associazione regionale degli industriali, è arrivata la firma congiunta del presidente di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc, e dei rappresentanti di tutti i partiti che dal Pd arrivano fino al Pdl, su una "Dichiarazione comune a favore della nuova linea ferroviaria Torino-Lione" che oltre a ribadire una posizione già ben nota ha l'effetto di ricompattare l'ampio fronte dei partiti pro Tav, che nelle settimane scorse avevano tentato, invano, di costruire un'inedita lista unica di sinistra-centro-destra per l'imminente elezione dei vertici della Comunità montana della Valsusa.
La mossa strategica delle liste civiche vicine al movimento ha seriamente preoccupato il potere, che non sa più come leggitimare la scelta di escludere dalla decisione la popolazione della Val Susa.

E' inedita la firma congiunta su un documento del genere, non fa gridare allo scandalo nel senso comune, ma vedere tutti i partiti allineati e coperti dietro al "bisogna farlo" rende bene l'idea di cosa sia la politica istituzionale in Italia, senza scomodare le vicende berlusconiane. Una povertà culturale che associa bene la fine di una democrazia rappresentativa che non rappresenta veramente nessuno. Nei giorni scorsi il sindaco e one man show del Pd, Sergio Chiamaprino, si è sgolato nel chiedere la testa degli amministratori valsusini e ha posto in ogni sede l'argomento Tav, ricavandosi un palcoscenico anche nel giorno dell'elezione a presidente dell'Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, dicendo: Siamo pro-Tav, non c'e' dubbio. Speriamo di essere ancora in tempo". "Il problema in Val di Susa - ha detto Chiamparino - e' della politica, dove hanno un ruolo preponderante i no-Tav. Se si facesse un referendum tra i cittadini sono sicuro che vincerebbe il si'". Con buona pace del sindaco, le cose stanno così in parte, dove è vera l'affermazione del movimento no tav e ridicola quella su un referendum che chiedono tutti da molto tempo e che la Valle non ne sente assolutamente la necessità. E' una partita a scacchi quella che si gioca, ma presto potrebbe tornare ad essere una sana battaglia popolare, fatta di mobilitazione e partecipazione, visto che secondo i tempi dettati da Matteoli e dall'Osservatorio di Mario Virano, novembre dovrebbe essere il mese dei sondaggi, che sono presentati in un primo documento uscito in via ufficiosa.

Chissa' se come dice Chiamparino saranno ancora in tempo, il movimento no tav lo è e lancia i primi due appuntamenti in coincidenza con la ricorrenza della prima battaglia popolare valsusina, quella del Seghino, quando il 31 ottobre del 2005 il popolo no tav si oppose all'esproprio dei terreni da parte delle forze dell'ordine alle pendici del Rocciamelone, compiendo quell'atto collettivo di resistenza a pubblico ufficiale che ormai è fatto storico e meritevole di ricorrenza.
Il 30 ottobre si terrà un assemblea popolare a VillarFocchiardo e il 31 ottobre il popolo No Tav scenderà in piazza per il ribadire il proprio No all'alta velocità con una fiaccolata da Condove a Sant'Antonino, con appuntamento alle 20.30 alla piazza del municipio.
Nel frattempo è stato inaugurato il quinto presidio sul territorio, a Condove, teatro recente di una sceneggiata del neo sindaco locale, pesantemente genuflesso alla lobby del Tav. Il presidio informativo prenderà forma nella struttura dell'area del Gravio, dove si tennero i primi campeggi no tav e a breve verrà inaugurata.

domenica 11 ottobre 2009

France telecom: tra suicidi e disperazione


France Telecom: dipendente si presenta armato in ufficio

[di Enrico Riboni]

Sindacati e direzione di France Telecom nascondono la notizia di un dipendente che si é recato al lavoro con un fucile a pompa.

Dopo gli ultimi suicidi di alcuni dipendenti di France Telecom, quella che era una banale battuta, "mais avant de ce suicider ils pourraient au moins tirer une bales à leur dirigents" (prima di suicidarsi avrebbero almeno potuto sparare ai loro dirigenti), è in verità divenuta una paura sempre più diffusa fra i dirigenti dell'azienda.

Martedi scorso 6 ottobre, a Evreux, importante città nel sud della periferia di Parigi, ciò ha rischiato di concretizzarsi. Un dipendente di France Telecom si è recato al lavoro munito di un fucile a pompa scarico, ma con delle cartucce nella tasca della giacca. Dopo innumerevoli atti di violenza psicologica subiti dai dipendenti, che si sono tradotti in oltre 20 casi di suicidio (cioé in una reazione violenta della vittima ma indirizzata verso se stessa), si é assistito per la prima volta a quello che molti ormai prevedevano come inevitabile, cioé un'espressione violenta ma questa volta indirizzata verso la direzione. Causa di questo gesto, da sommare con il resto, è stata la risposta negativa ad una domanda di congedo da parte del capo reparto. Il dipendente, arrivato armato nei locali di France Telecom, é stato rapidamente circondato dai colleghi, fra cui vari sindacalisti, che lo hanno convito ad abbandonare l'arma. Il medico del lavoro é intervenuto ed un confronto ha avuto luogo con il capo reparto. Il lavoratore ha poi presentato le sue scuse.

Nonostante un'inchiesta sia in corso, la direzione nega di aver esposto denuncia e soprattutto non vuole fare commenti sull'avvenuto. Stessa reazione da parte dei sindacati. Per ragioni (forse) diverse, sindacati e direzione temono che la notizia possa fungere da pericoloso spunto per migliaia di salariati sull'orlo di una crisi di nervi...

Le notizie sui suicidi in France Telecom, che erano state tenute nascoste, sono oggi emerse, dimostrando come i suicidi non siano un fenomeno di quest'anno ma che ciò sia un qualche cosa che persiste da anni. Benchè molti dei dati più recenti non siano disponibili, già a partire dal 2000 si erano verificati 28 suicidi, 23 nel 2001, 29 nel 2002.

sabato 10 ottobre 2009

Fascisti: ladri infami di valori e memoria


Fascisti: ladri infami di Valori e Memoria.
Io capisco che essere fascisti è cosa triste e vergognosa, ma addirittura mariuoli di Valori altrui completamente antitetici al fascismo stesso...

Dopo Rino Gaetano, dopo Fabrizio De Andrè, dopo Stirner, stasera tocca anche al CHE!
Al che la domanda sorge spontanea: la prossima volta vedremo la beatificazione di Marx da parte di Casa Neuro Pound?
Non si fa in tempo a ridere sopra le assurdità di questa marmaglia che da Ponteranica, in cerca di pubblicità, i camerati ne combinano un'altra!
Ricordate che in quel paesino della Bergamasca un assurdo sindaco leghista rimosse la targa in nome di Peppino Impastato dalla biblioteca comunale per intitolarla ad un prete autoctono?
Dopo un blitz con il quale alcuni militanti di estrema destra hanno affisso, proprio sui muri della biblioteca comunale, una targa con scritto "Onore a Giuseppe Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978. Amore e coraggio non hanno confini né partiti. Casa Pound Bergamo"
"Non ci riconosciamo affatto nell’azione firmata da Casapound Bergamo che ha posizionato una targa con il nome di Peppino alla Biblioteca di Ponteranica. Stavolta siamo noi che chiediamo di rimuoverla. Ci teniamo, infatti, a rinnovare la natura antifascista delle battaglie condotte da Peppino e non riteniamo possibile che organizzazioni neofasciste possano dichiarare di agire in suo onore perché, nei fatti, attuano una politica che è esattamente contraria ai suoi ideali e a quanto da lui realizzato. Coloro che sono scesi in piazza il 26 settembre a Ponteranica, ben settemila persone, non erano affatto rappresentanti di una sinistra allo sfascio, come da loro dichiarato in un comunicato, ma persone che si riconoscono nell’impegno contro la mafia, il fascismo e il razzismo che è costato a Peppino la vita. Non siamo disposti a cedere a qualsiasi tipo di revisionismo, di strumentalizzazione o di ribaltamento mediatico della realtà."
Associazione Peppino Impastato Casa della Memoria


Ecco, anche questo significa essere fascisti: cercare, a causa di un incolmabile vuoto culturale che li accompagna in ogni loro gesto ed azione, di impossessarsi dei Valori, dei gesti e del sacrificio di vite altrui spese in nome della Democrazia e dei diritti dei deboli e dei diversi.
Si riempiono tanto la bocca d'onore, ma cosa c'é di più vile ed infame di rubare la storia dei morti?

Acque agitate nell'estrema destra milanese


Milano Casa Pound e Volontari Verdi leghisti contro Hammer e Forza Nuova ·

Saverio Ferrari
MILANO
Acque agitate nell'estrema destra milanese. La tensione fra alcune
componenti è altissima, sfociata, già a luglio, in risse e pestaggi.
L'episodio più eclatante è avvenuto a fine agosto, un giovedì, sul piazzale antistante lo stadio Meazza, nei pressi del bar «Chiringuito», un abituale luogo di ritrovo ultras. Qui i due fratelli Todisco, Alessandro e Franco, di Cuore nero sono stati pesantemente malmenati da un gruppo di Hammer, i
seguaci milanesi dell'omonima setta neonazista nata negli Stati uniti. In particolare Franco, detto «Lothar», ne è uscito con la faccia gonfia e pieno di lividi. La faccenda è poi proseguita nei giorni seguenti. Qualcuno ha anche raccontato di minacce accompagnate dall'esibizione di coltelli e pistole.
Il neofascismo milanese è ora spaccato in due. Da una parte gli Hammer alleati con Forza nuova, dall'altra Cuore nero, aderente al circuito di Casa Pound, che nelle settimane scorse ha stretto un accordo di collaborazione con i Volontari verdi del Centro identitario di via Bassano del Grappa, di Max Bastoni, il referente milanese dell'eurodeputato padano Mario Borghezio.
Lo stesso Borghezio è venuto a sancire il patto d'azione, lo scorso 5 settembre, partecipando con il responsabile nazionale del Blocco studentesco a un convegno sulla scuola nella sede di Cuore nero. Altre iniziative sono state programmate nei prossimi mesi.
Cuore nero tenta, dunque, anche grazie alle coperture leghiste, di uscire dalle secche, dopo la fuoriuscita nel febbraio scorso di un folto gruppo di militanti, guidati da Matteo Pisoni, detto «Stizza», che è confluito direttamente nel Popolo delle libertà. A dirigere questo rilancio non più i fratelli Todisco, attualmente con troppi problemi, anche giudiziari, in attesa del definitivo pronunciamento della Cassazione sul mandato di cattura nei loro confronti per i fatti a Milano dell'11 novembre 2007, seguiti alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, quando si registrò anche un tentativo di assalto da parte di numerosi ultras a una caserma dei
carabinieri. L'uomo di punta è ora il più «moderato» Francesco Cappuccio, detto «Doppio malto», già membro della segreteria personale di Daniela Santanchè, in stretti rapporti con lo Spazio Ritter, in realtà l'ex libreria La Bottega del Fantastico di Maurizio Murelli che ha riaperto sotto questa nuova denominazione in via Maiocchi.
Dal canto suo Forza nuova cerca di intensificare le proprie iniziative puntando sul cosiddetto Presidio di piazza Aspromonte, la sede milanese del gruppo con tanto di pub annesso. Una specie di piccolo centro sociale. Poche le conferenze e molti i concerti.
Gli Hammer, facenti capo alla Skinhouse di Bollate, sembrerebbero non essere da meno. Maldestri anche gli ultimi tentativi di darsi una veste culturale.
Tra i pochissimi incontri spicca infatti per il prossimo 23 ottobre una conferenza dal titolo surreale «Africa addio», celebrativa del 120° anniversario della fondazione del «Regio corpo truppe coloniali» (!). Qui in realtà si è in attesa della decisione del Prefetto di Milano riguardo l'ordinanza emessa dal sindaco bollatese di chiusura della sede per ragioni di ordine pubblico.
Ciò che sta accadendo nella destra radicale milanese, divisioni e scontri fisici compresi, non sembrerebbe comunque risalire a particolari motivi di concorrenza o a ragioni di natura ideologica, quanto al sommovimento in corso all'interno della curva dell'Inter che si rifletterebbe in questo ambito. Alcuni ex, sia degli «Irriducibili» sia dei «Viking» per lo più malavitosi, già coinvolti in giri di droga, stanno infatti cercando di riprendere il loro posto allo stadio.
Come già accaduto nella curva milanista, dopo lo scioglimento della Fossa dei leoni, con il pesante ingresso di una banda criminale che ha ridisegnato le gerarchie interne sulla base di metodi mafiosi, così anche sulla sponda interista potrebbero determinarsi fenomeni simili.
Gli Hammer e gli Ambrosiana skinheads, secondo molti indizi, sembrerebbero al servizio di questa operazione garantendo la «mano d'opera» necessaria.
Da qui gli scontri, a dimostrazione di come, per storia e composizione, nel neofascismo milanese la politica non abbia oggi molta rilevanza.

Quando il calcio è al servizio della mafia


In omaggio alla tradizione inaugurata ai tempi dell'Avellino in serie A (quando Juary portò una medaglia in carcere al boss Raffaele Cutolo) e continuata a Palermo con gli striscioni contro il regime carcerario per i mafiosi, ad Agrigento si dedicano le vittorie della squadra ad un capoclan locale. Tra l'altro legato alla mafia di Palma di Montechiaro, definita più volte "feroce" in sede di documenti ufficiali della commissione Antimafia.
Che, in maniera meno episodica rispetto al passato, il calcio sia chiamato in causa come elemento di identità e legittimazione dalla cultura gangster ce lo dimostra anche l'uscita nelle sale de "l'Ultimo Ultras". Film che di teorici e praticanti della cultura gangsta ne ha dalla produzione alla regia.


AGRIGENTO - Il presidente dell'Akragas vuole dedicare la vittoria della sua squadra (gioca in Eccellenza siciliana) ad un boss mafioso appena arrestato e alle rimostranze dei giornalisti impone il silenzio stampa a tutta la squadra. Lui è Gioacchino Sferrazza, 45 anni, titolare di una catena di negozi che vende giocattoli e articoli natalizi, che è finito nell'occhio del ciclone dopo la sua dedica "all'amico fraterno Nicola Ribisi". Il problema è che Nicola Ribisi, 29 anni, è il rampollo di una famiglia di lunga tradizione mafiosa (un suo zio è stato coinvolto nell'omicidio del giudice Livatino) e pochi giorni fa è stato arrestato per associazione mafiosa perché secondo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo voleva ricostituire, con l'imprimatur di Bernardo Provenzano (vi sono diversi pizzini che spiegano le fasi), la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro.
"Ho dedicato la vittoria all'amico Nicola, non al boss mafioso - ha replicato questa mattina il presidente dell'Akragas in una intervista al Tg5 - io non entro nel merito se sia colpevole o innocente: fino a quando non ci si sarà una condanna Nicola per me resta un amico che fino a dieci giorni fa era con noi sempre allo stadio". Gioacchino Sferrazza ha infine ricordato il "legame con la squadra dell'amico Nicola" sottolineando che la dedica "mi è stata chiesta da tutta la società, giocatori e tecnici". Le reazioni in città sono naturalmente indignate. Il procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, ha spiegato che attende la relazione della Polizia per "valutare se aprire o meno un fascicolo". Il questore di Agrigento, Girolamo Di Fazio - è stata la Squadra mobile di Agrigento ad avere arrestato pochi giorni fa Nicola Ribisi - non ha invece nascosto la sua indignazione: "E' un caso gravissimo. Ci dispiace anche perché è un messaggio che giunge da un mondo come quello dello sport seguitissimo dai giovani e che tende a dare valore a chi invece valore non ha". Interviene anche il senatore del Pd, Peppe Lumia: "Le dichiarazioni pubbliche di solidarietà a persone indagate e arrestate per reati di stampo mafioso sono gravissime. Le affermazioni del presidente dell'Akragas producono effetti devastanti sui tanti giovani che seguono con passione lo sport. Così si fa passare un messaggio culturale ed educativo sbagliato e negativo". Il consigliere comunale ambientalista Giuseppe Arnone ha chiesto al Comune e alla Provincia di annullare qualunque tipo di rapporto di sponsorizzazione con la società fino a quando a presiederla ci sarà Gioacchino Sferrazza.

da Repubblica: Fabio Russello

venerdì 9 ottobre 2009

Obama premio Nobel: cosa ha fatto?


L’anno scorso al momento dell’elezione del presidente afro-americano le grandi speranze di cambiamento concernenti la politica estera degli Stati Uniti erano sostanzialmente tre.

La prima era una nuova politica verso l’America Latina, cioè il definitivo abbandono della dottrina Monroe, quella per cui l’intero continente doveva essere il “cortile di casa” degli USA. Quella concezione che ha provocato alcune delle più grandi tragedie della storia, come i colpi di Stato, la “miseria pianificata” e l’emigrazione forzata per i popoli latinoamericani. E in particolare si sperava in una nuova politica verso Cuba, oppressa da quasi cinquant’anni da un blocco illegale condannato innumerevoli volte dall’ONU ma sempre rimasto in vigore.

La seconda speranza riguardava la questione israelo-palestinese, dove la politica estera statunitense è sempre stata caratterizzata da un appoggio incondizionato a Tel Aviv anche a causa della fortissima influenza delle lobby sioniste e dei think-tank neocon che agiscono a Washington e che avevano spadroneggiato all’epoca di Bush con i loro deliri sulla guerra preventiva e sul “new american century”.

La terza era l’abbandono delle avventure militari in Iraq e in Afghanistan, Paesi dove l’occupazione militare ha portato alla distruzione di qualsiasi parvenza di legame sociale e infrastruttura istituzionale, gettando la popolazione nell’incubo della violenza di bande armate di ogni tipo, dai militari della NATO ai mercenari stile Blackwater a qualche signore della guerra locale, e dove i morti tra civili si contano ormai a milioni.

E a dire la verità, Obama ha fatto anche qualche discorso importante, lasciando intendere che davvero si stesse aprendo un’epoca nuova, e che la politica estera USA degli anni a venire sarebbe stata tentato innovativa quanto il look e l’origine etnica del nuovo presidente. Ma dalle parole non sono arrivati i fatti.

Per tutti questi motivi la concessione del Premio Nobel per la pace a Barack Obama ci fa veramente sorridere. Forse ha ragione Gennaro Carotenuto, quando lo paragona a «Noemi Letizia, la presunta amante minorenne di Silvio Berlusconi, alla quale a Venezia hanno dato un premio “al talento futuro”».

Ma d’altronde se questo premio lo ha vinto anche Henry Kissinger, l’uomo che aveva promosso e sostenuto tutti i colpi di Stato più sanguinosi dell’America Latina, e proprio nell’anno in cui i militari assassini di Pinochet rovesciavano il governo Allende grazie alla sua consulenza, che lo vinca Obama o qualcun altro non fa differenza. Semplicemente, dovremmo ignorare la cosa.

Per: senzasoste Nello Gradirà

Crotone: a scuola di rifiuti


L’ambiente è da sempre fonte di morte e di malattia nella terra di Pitagora, devastato dalla noncuranza dell’uomo e da un’industrializzazione che non c’è più. Lo smantellamento delle fabbriche ha sfilacciato un tessuto sociale coeso e combattivo e ha lasciato dietro di sé uno strascico pesante di scorie e di rifiuti tossici. Smaltiti illegalmente e liberamente nell’ambiente, diventavano cemento per l’edilizia, materiali per costruire case ed asfaltare strade. Gli scarti di lavorazione degli stabilimenti industriali venivano impiegati nella realizzazione del sottosuolo di opere pubbliche, con l’ausilio della criminalità organizzata. Le scuole, le case popolari, intere piazze, è ormai certo, sono state costruite con materiale tossico. Lo dice, con dovizia di particolari, la relazione del consulente della Procura della Repubblica di Crotone a conclusione dell’inchiesta “Black Mountains” con il relativo sequestro di 18 siti inquinanti e 47 indagati.

Non solo Crotone. Il progetto era quello di esportare le scorie nei cantieri della Tav. Secondo il PM Bruni:”L’esigenza dei dirigenti della Pertusola era quella di contenere i costi e indagare sulle possibili alternative al collocamento in discarica, che risultava oneroso. Lo spesso strato di rifiuti tossici su cui a Crotone sono state costruite scuole e palazzi sarebbe potuto confluire anche nei cantieri dell’Alta velocità come materiale edile”. E i documenti in mano alla Procura confermano gli scellerati propositi dei dirigenti aziendali di utilizzare una miscela catalizzata, contenente le famigerate scorie cubilot, come sottofondo ferroviario per la realizzazione della nuova linea Tav tra Roma e Napoli.

Viene da una lunga storia millenaria Crotone. Te ne accorgi ammirando i monumenti, lo percepisci dai nomi delle piazze, delle vie, delle scuole. Ieri culla di civiltà, oggi culla di veleni. Alcmeone, medico e filosofo dell’antica Grecia, che visse a Crotone nel V sec. a.c., fu il primo scienziato ad identificare il cervello come sede fisiologica dei sensi. Oggi il suo nome è associato beffardamente ad una delle scuole costruite con i veleni industriali e poste sotto sequestro dalla magistratura.

Piove su Crotone. Piove sul bagnato. È una pioggia sporca, nera come le “montagne nere” dei rifiuti che hanno ridotto questo territorio a una pattumiera abitata dove la ‘ndrangheta controlla tutto e uccide ovunque, persino tra i campi di calcetto. Il turismo è una chimera e i soldi sono tutti indirizzati a costruire o ampliare discariche. C’è ne è per tutti i gusti in questo campionario dell’horror. C’è una discarica di rifiuti ambientali, la Sovreco, di proprietà del padrone indiscusso dello smaltimento dei rifiuti in Calabria, Raffaele Vrenna, c’è una discarica di rifiuti speciali a servizio del Consorzio per lo Sviluppo Industriale, c’è il termovalorizzatore della società Mida. E,ancora, un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili della Biomasse Italia, una macchina di trattamento e valorizzazione dei rifiuti solidi urbani della multinazionale francese Veolia - che tanti danni ha combinato in giro per l’Italia- e l’ex discarica, satura, in località Tufolo a sud di Crotone. Come se non bastasse, il piano regionale dei rifiuti ha autorizzato, di recente, una nuova discarica, affidata ancora una volta a Veolia, sita in località Giammiglione a nord della città ionica . Tutto in un fazzoletto di terra. Tutto con il beneplacito della classe politica. E non è un caso che tra gli inquisiti nell’inchiesta ci sia buona parte del ceto politico crotonese. Dall’ex sindaco Pasquale Senatore all’ex Presidente della Provincia Sergio Iritale passando per notabili di partito, trasversali agli schieramenti, unitamente all’ex Ministro dell’Ambiente Edo Ronchi.

La popolazione assiste, con sconforto misto ad assuefazione, a questo saccheggio delle risorse naturali. Le notizie sulle “scuole di veleni” non sfociano in ribellione sociale bensì in mugugni rassegnati. Le lotte vittoriose del passato contro la presenza degli aerei F16, contro l’installazione della fabbrica inquinante Stoppani e contro l’insediamento del latifondo turistico Europaradiso sono solo un ricordo sbiadito. Un cartello di associazioni ambientaliste e comitati civici ha, tuttavia, promosso una manifestazione cittadina il 3 ottobre provando a risvegliare le coscienze assopite da un’involuzione sociale senza fine.

da: Senza Soste, Silvio Messinetti

giovedì 8 ottobre 2009

Fastweb: niente contratti ai rumeni


Esclusivo PeaceReporter: una circolare interna Fastweb ordina ai venditori finali di non stipulare contratti Mobile a cittadini rumeni

PeaceReporter è entrato in possesso di una circolare che la responsabile dei venditori di Fastweb a Bologna ha recapitato a tutti i rivenditori autorizzati dell'Emilia Romagna.

Nel documento, datato 19 settembre 2009, si legge che l'azienda ha deciso di non stipulare più abbonamenti "Fastweb Mobile" a cittadini rumeni.

Evidentemente l'avvertimento era già stato divulgato in precedenza perché nella circolare è scritto: "Ciao a tutti, mi raccomando a voi, da ora in poi non fate più abbonamenti a cittadini rumeni. Dite chiaramente che non è possibile da sistema caricare abbonamenti Fastweb". Il testo continua: "Ieri sono entrate 70 pda (proposte di abbonamento ndr) quasi tutte di clienti stranieri!!! Forse il messaggio non è stato trasferito alla rete con la giusta enfasi: "BLOCCATE LE VENDITE AI CITTADINI RUMENI". L'ultima frase è scritta in rosso e a caratteri cubitali, in modo da far capire anche al più reticente il carattere definitivo della circolare.


La mail ci è stata passata da una fonte - che ovviamente vuole rimanere anonima - che si occupa dell'inserimento dei dati dei clienti. Questa persona ci ha riferito anche che è stato suggerito loro, non appena si accorgono di aver a che fare con un rumeno, di fingere che il sistema si sia bloccato e di tornare un altro giorno o di rivolgersi a qualcun altro.

Il diktat telematico è stato scritto da Micaela Serenari, Dealer Manager per l'Emilia Romagna di Fastweb. Le abbiamo chiesto spiegazioni:

Signora Serenari, la direttiva che lei ha emanato è un'iniziativa bolognese o è stata decisa a livello nazionale?
Certo, a livello nazionale perché abbiamo avuto tantissime frodi. Tantissime persone che sono venute a prendere dei cellulari e poi li hanno rivenduti aprendo dei conti che duravano un solo giorno. Quindi noi abbiamo regalato un sacco di telefoni.

E queste persone sono state prese?

Alcune sì, anche dai carabinieri. Era un'organizzazione che andava sempre negli stessi negozi. Venivano buttate le sim e venduti i telefoni.

Quest'organizzazione era composta da rumeni?

Nella nostra area diciamo di sì.

Non le sembra strano che se le persone sono state prese e i negozi erano sempre gli stessi la direttiva sia stata emanata a livello nazionale?

No non mi sembra strano. Comunque noi facciamo anche tanti controlli, tante cose, anche sui conti bancari.

Prima di questa intervista, abbiamo contattato telefonicamente due rivenditori dell'area bolognese fingendoci rumeni interessati al contratto "Mobile". Non appena la nazionalità saltava fuori, l'operatore rispondeva che "... no allora non si può fare", senza dare ulteriori spiegazioni.

Questo dimostrerebbe che nessun controllo viene fatto sul conto corrente o altro, si tratta semplicemente dell'applicazione di quanto scritto nella circolare. Abbiamo allora provato a contattare la direzione centrale di Fastweb Italia, a Milano, ma dall'ufficio stampa ci hanno detto che avrebbero dovuto fare accertamenti prima di rilasciare commenti.

Il responsabile delle relazioni esterne di Fastweb, Sergio Scalpelli, contattato da PeaceReporter, ha dichiarato che "si è trattato solo di un eccesso di zelo di una pur bravissima manager della zona, dovuta al fatto che tra il 2008 e il 2009 proprio in quella zona si sono verificate numerose truffe ai danni della azienda". "In realtà - ha precisato Scalpelli - si tratta di un sistema di credit management che è in grado di verificare in tempo reale la solvibilità dei nuovi clienti e, essendo digitale, non fa distinzioni di razza, di sesso o di religione, proprio come l'azienda".

Evidentemente, questo sistema deve essere così evoluto da essere in grado di verificare la solvibilità di un potenziale cliente, al telefono, anche solo dal tono della voce o dall'accento.

Marcello Brecciaroli per Peace Reporter

mercoledì 7 ottobre 2009

Un sacerdote: "mercenari i nostri parà"


Diventa un caso diplomatico all'interno della Chiesa lombarda la presa di posizione di don Giorgio de Capitani, sacerdote di Monte di Rovagnate (Lecco), che nella home page del proprio sito Internet, ha definito "mercenari" i paracadutisti italiani in Afghanistan, chiedendosi "perché onorare la loro morte?".

La notizia è nota. È andata su tutti i quotidiani, in tv, è rincorsa in tutto il Paese. Appunto, come una folgore. Sei militari italiani, parà della Folgore, sono morti e altri quattro sono rimasti feriti in Afghanistan in seguito a un attentato kamikaze che ha colpito un convoglio della Nato sulla strada che porta dal centro cittadino all'aeroporto della capitale, Kabul.

Tutti hanno espresso rabbia, disapprovazione, con le solite parole di rito. Ipocrite. Come si fa a non imprecare contro gli attentatori, vigliacchi, delinquenti, ecc. ecc. ? Il nostro Ministro Ignazio La Russa - è stato veramente efficace: "vigliacchi, infami, non ci fermeranno". Contro chi l'onorevole (!) ha scagliato queste parole? Non lo sa nemmeno lui. "Non ci fermeranno": ma dove vorrebbe andare il Ministro? Lo sapete voi? Io no.

Gli italiani, lo sappiamo, sono un popolo dalle lacrime facili, dalle emozioni immediate, pronti subito a parlare del milan o dell'inter. Ma si dicono cristiani, perciò dalla parte delle apparenti vittime, vittime di un sistema che le ha contagiate di una esaltazione paranoica patriottica.

Perché non riflettere seriamente?

Subito ci si lascia prendere dalla paura di essere tacciati di antipatriottismo o, ancor peggio, di quella anti-italianità che sembra la vergogna del miglior italiano.

Si ha paura a dire ciò che tanti pensano, proprio perché ci si sente addosso tutti i giudizi di un Paese che in certe occasioni, solo in certe occasioni, si sente in dovere di stare unito. Sembra che solo l'amor di Patria unisca gli italiani, non interessa se poi su tutto il resto si dividono fino a dilaniare la stessa Costituzione.

Perché, allora, non si ha il coraggio di dire che i nostri militari che si trovano nelle zone calde di una guerra non sono altro che mercenari, pagati profumatamente dal governo, cioè da noi, per svolgere un mestiere (perché parlare di "missione", parola nobile da lasciare solo ai testimoni della carità?) che consiste nello sparare su bersagli umani, senza distinguere troppo se si tratta di bambini o di nemici armati?

Quanti bambini morti o feriti gravemente, effetti collaterali di quel brutto mestiere che si chiama guerra!

I nostri militari firmano, sanno quello a cui vanno incontro, vengono stipendiati, e perché allora idolatrarli quando ci lasciano la pelle?

Ma certo che sono persone, e che di fronte alla morte tutti meritano rispetto. Ma proprio tutti?
E chi piange i morti a causa della fame, della violenza, delle ingiustizie?

Perché onorare la morte di mercenari, quando ben pochi si ricordano dei veri testimoni della carità e della giustizia?

Chi si è ricordato e si ricorda di Teresa Sarti, moglie di Gino Strada? Una grande donna, altro che i maschioni fascistoidi della Folgore!

Perché a lei nessun riconoscimento dello Stato?

Lo Stato si è ricordato di Mike Buongiorno, e l'ha gratificato anche economicamente con un funerale di Stato, ovvero tutto a spese dei cittadini italiani.

Non parliamo della Chiesa che ha tributato al super-divorziato gli onori di un santo, con solenni esequie celebrate in quel Duomo che, se potesse parlare, urlerebbe tutta la propria rabbia. Perché due pesi e due misure?

Mercenari, sì, i nostri soldati, anche se, dicono, ormai si va verso un esercito di professionisti. In fondo, l'abbiamo voluto noi: abbiamo lottato, anche con l'obiezione di coscienza, perché si potesse rifiutare il servizio militare. Ed ecco i frutti: un esercito di gente altamente specializzata per sparare "meglio", per colpire "meglio" l'avversario.

E, infine, non ci si arrabbia al pensiero di milioni di soldati che nelle precedenti guerre mondiali sono morti, senza ricevere una lira, senza alcun riconoscimento da parte dello Stato? Poveri cristi: obbligati, pena il delitto di diserzione, ad abbracciare una divisa e andare in guerra. Per quale scopo?

E noi siamo qui a onorare dei mercenari?

Notabene. Perché il Governo, o chi per esso, non fa una legge che almeno proibisca a chi è sposato e soprattutto ha dei figli di fare il militare nelle zone a rischio?

Il sito di padre Giorgio: www.dongiorgio.it
da:Repubblica

martedì 6 ottobre 2009

Innse: Storia di una vittoria

Innocenti, Breda, Falck, Magneti Marelli, Pirelli, Alfa Romeo, O.M.,Sit-Siemens, Borletti...Ci fermiamo qui, ma l'elenco potrebbe andare avanti a lungo!Questa era la Milano delle fabbriche e degli operai. Una Milano rude, ma solidale. Una città di conflitti durissimi, ma capace di progettualità. Una metropoli aperta e vitale...e non livida, impaurita e rinchiusa in se stessa come oggi. Allora gli immigrati erano i "terun". Oggi sono stati rimpiazzati da altri, ma la storia è sempre la stessa. Facili capri espiatori da additare per tutti i mali perché i veri responsabili continuino a farla franca. Ma poi si sa... E' arrivata la ristrutturazione industriale di fine anni'70 ed i padroni hanno deciso di farla finita con quei "*************" delle tute blu. Lentamente, una dopo l'altra, le fabbriche hanno chiuso. Soppiantate da centri commerciali, call-center, atelier di moda e tanti altri elementi della famosa "produzione immateriale". Gli operai sono stati spezzati nella loro unità e sono scomparsi dalla scena politica. Ovviamente, non hanno cessato di esistere, visto che di fabbriche, specialmente in Lombardia, ce ne sono ancora tantissime. Semplicemente non si parla più di loro. Se non quando muoiono in massa alla Thyssenkrupp di Torino o quando qualcuno di loro viene arrestato con fantasiose imputazioni da anni '70. Il mondo del lavoro è scomparso dal dibattito pubblico, come se la gente per vivere, avesse trovato modi diversi dal lavoro! Ma... Ma c'è un ma...

Là dove c'era l'Innocenti con i sui 4.500 operai, tra speculazione edilizia, ponti della tangenziale, enormi capannoni abbandonati c'è una spettacolare realtà produttiva che ancora resiste. Si tratta della Innse-Presse di Via Rubattino 81. Un azienda metalmeccanica di qualità, capace di produrre elementi del razzo Arianne del Progetto Spaziale Europeo e tristemente ridotta all'osso dall'ignavia dei vari padroni che si sono succeduti negli anni. Già... I padroni italiani... Grandi specialisti della privatizzazione degli utili e della socializzazione delle perdite. Gente priva di qualsiasi idea, pronta a puntare solo su appetitosi progetti edilizi (Pirelli Real Estate insegna) e su ardite operazioni finanziarie. Che tanto poi a pagare son sempre gli altri! Personaggi come Genta... Della serie "prendi i soldi e scappa". Un imprenditore (?) patrocinato dalla Lega Nord e dall'ex-Ministro Castelli (ma la Lega non era il nuovo partito degli operai?). Uno che ha comprato una fabbrica per 700.000 euro e dopo due anni ha pensato di fare come tanti altri chiudendo la fabbrica, mandando a casa i lavoratori, licenziandoli con un telegramma, rivendendo i macchinari e speculando sui terreni. Sembrava un gioco da ragazzi e invece gli è andata male! Perché è incappato nei magici 50 poi purtroppo divenuti 49 dell'Innse... 16 mesi fa davanti a quei cancelli eravamo davvero pochissimi, il sindacato completamente assente, e poca la capacità di comunicare con il resto della città. Di settimana in settimana la solidarietà cresceva e la gente circolava, davvero pesante l'assenza di partiti, sindacati e istituzioni. Volantini, iniziative, presidi, cene, magliette spille, tutte quelle cose che si fanno per una campagna di difesa di un posto di lavoro. In brevissimo tempo arriva Febbraio e le notizie non promettono bene.
Iniziano i famosi 3 giorni di Febbraio, nella notte del 10 vengono alzate delle barricate, alcune vengono infuocate per scaldarsi ma sopratutto per dare un segnale alla Questura.
Bisogna essere in tanti e sopratutto bisogna bloccare Genta e la Polizia.

Il 2 Agosto si presentano le "Forze dell'ordine". Sono decisi a proteggere lo smantellamento dell'officina, sgomberano il presidio permanente e occupano tutti gli ingressi. Non fanno i conti però troppo bene: quella fabbrica ha mille accessi e gli operai ci lavorano da oltre 30 anni. Nei 16 mesi di presidio permanente erano stati studiati più piano antisgombero, e così come per magia 4 operai accompagnati da un dirigente sindacale riescono a salire sulla gru del carroponte e bloccare i lavori.

Inizia il presidio permanente sotto il sole di Via Rubattino, le scaramucce ai cancelli, le manganellate sulla Tangenziale Est, i presidi in Prefettura che poi si spostano lungo le vie della città accaldata, le mille voci, gli sbirri accaniti e quelli che si vergognano di quel che stan facendo. E poi la trattativa con le sue fasi di stasi e le brusche accelerazioni. Fino alla notizia: "Hanno firmato!!"

I cinque che scendono e, riemergendo dal buio, compaiono ai cancelli festeggiati come astronauti di ritorno dal viaggio sulla Luna. Gli slogan, le torce, i compagni che si riprendono il presidio, l'enorme striscione "Hic sunt leones", gli sbirri che abbassano lo sguardo e circospetti alzano i tacchi per andarsene.

Una vittoria insomma.