RIBELLARSI E' GIUSTO

ne servi ne padroni

Odio gli indifferenti

"Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Antonio Gramsci

UN GIORNO NON PUO' VIVERE SENZA LA SUA UTOPIA...

Così l’uomo deve vivere andare senza frontiere come bambini dietro un aquilone Correre giocare ridere vivere Non girare mai il volto anche quando a te non tocca Amare questa terra dove nel nostro cuore sventola rossa come il sole il simbolo di una nuova era Cammina uomo E va senza tempo Ridere amare lottare e poi infine invecchiare E passerà per questa terra come una luce di libertà

domenica 27 febbraio 2011

1 Marzo migrante e antirazzista. Torino 0re 17 Porta Nuova

Per il secondo anno consecutivo il 1 Marzo si celebra la giornata dei migranti in tutta Italia. Una giornata di lotta e rivendicazione. Dopo i fatti di qualche anno fa dove i migranti hanno avuto la forza di ribellarsi alle situazioni di sfruttamento in quel di Rosarno, si è deciso che il 1 Marzo sarà la giornata dei migranti.

Oggi i lavoratori e le lavoratrici immigrate sono i primi a subire le conseguenze della crisi, con tassi di disoccupazione vertiginosi, sia tra i regolari che tra gli irregolari. Il ricorso al lavoro nero e sottopagato è sempre più diffuso grazie a leggi razziali che impongono al lavoro migrante il ricatto della clandestinità.
Questa situazione colpisce tutti i lavoratori e le lavoratrici: quelli migranti, resi sempre più ricattabili, e quelli italiani, costretti a vedere una costante diminuzione del reddito.
Lo sciopero del 1 marzo deve vederci uniti nell'opporsi a queste politiche e nella costruzione di una solidarietà fatta di lotta e resistenza.
Scioperiamo e manifestiamo:
* lottiamo contro la crisi
* per il permesso di soggiorno per tutti/e, contro la sanatoria truffa, il decreto flussi, il permesso di soggiorno a punti e il test di italiano per i lungo-soggiornanti;
* no al cie e alle leggi razziste
* no allo sfruttamento e al lavoro nero;
* no all'espulsione dei migranti che perdono il lavoro
* per il lavoro, le cure sanitarie, la casa e l'istruzione per tutti/e
* residenza per rifugiati e rifugiate
* abbattiamo le frontiere per la libera circolazione di tutte e tutti
* solidarietà con le lotte dei popoli del nord africa
Martedì 1 marzo 2011
Corteo ore 17:00 - di fronte Stazione Porta Nuova
Assemblea per il 1 marzo - Torino

P.S.
Vediamo di esserci tutti/e

sabato 26 febbraio 2011

Bertone, la terza guerra di Marchionne

Si ricomincia: urla e lacrime, bandiere e insulti, litigi e psicodrammi davanti ai cancelli di una fabbrica. Ieri è successo di tutto. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha aperto la sua “terza guerra contrattuale”. Forse ci sarà un nuovo referendum, ma le polemiche sono già iniziate.

Di nuovo “il contratto Pomigliano” proposto in un’azienda, un’offerta “prendere o lasciare”, con la Fiat che dice: “Accettate le nuove regole o ce ne andiamo”. E di nuovo una complessa partita a scacchi con gli operai: sui diritti, sulla produzione, sulla qualità.

Con due sole grandi varianti. La prima: questa volta la Fiat sceglie una fabbrica-simbolo, la più rossa d’Italia, dove la Fiom, ha il 65 per cento (perché?). La seconda: questa volta in gioco non c’è una struttura dove regna l’assenteismo, ma uno stabilimento in cassa integrazione da sei anni che però è un marchio di eccellenza assoluta, dove le mancate presenze non hanno mai superato il 4 per cento (meno della metà del tasso medio piemontese). E dove gli operai – pur di lavorare – hanno accettato di essere “prestati” ad altre società (che senso ha, qui, la battaglia per l’iperproduttività? Lo vedremo presto). Infine, l’ultimo paradosso: questo ennesimo scontro fra Marchionne e la Fiom si celebra dentro impianti contesi dai grandi marchi per produrre le loro vetture di lusso, e che la Fiat ha comprato nel 2009 dai commissari per soli 20 milioni di euro, impegnandosi a investirne 50 e a produrre due modelli: sono passati due anni e, per ora, non sono arrivati né i primi né i secondi.
Ieri queste incrostazioni e queste contraddizioni sono esplose tutte insieme, quando i 1.100 lavoratori si sono riuniti in assemblea plenaria per votare un documento in vista del prossimo incontro con i manager Fiat, programmato per lunedì. A stragrande maggioranza, le tute blu della Bertone hanno approvato il documento della Fiom, che offre alla Fiat di rinunciare al “contratto Mirafiori” in cambio di autoregolamentazione e monitoraggio del tasso di assenteismo. Un voto prevedibile: nelle elezioni della Rsu i delegati della Cgil sono stati 10, mentre Uilm, Fim e Fismic (il sindacato aziendale) si sono spartiti solo 5 seggi (1 a testa e 3 Fismic). Così, a fine assemblea è esplosa la tensione: chi accusava Fim e Uilm di fare il gioco del “canadese”, chi, come Cono Meluso, del Fismic, attaccava: “È vero, la Fiat aveva preso un impegno, nel 2009. Ma se ora la Cgil dice no al nuovo contratto e la Fiat se ne va, noi che ci guadagniamo?”. Un operaio Fim, Pasquale Borraccia, grida alla sua segretaria: “Non ci tutelate, quel contratto fa schifo!”.

L’accordo del 2009 era questo: produrre “due modelli Chrysler”. Ma nell’ultimo colloquio il piano è cambiato: “Ora – dice Margot Calliero, della Film – qui vogliono una Maserati”. Anzi, la cosiddetta “Maseratina”: una nuova vettura che sfrutta il marchio di ultralusso, ma che dovrebbe costare 40-50 mila euro, come una Mercedes: “Ne venderemo 50 mila”, ha annunciato Marchionne. Gli uomini della Cgil sono più prudenti: “Io stapperei lo champagne – spiega Giacomo Zulianello – però l’anno scorso la Maserati ha venduto 5.817 vetture. Quante possibilità ci sono di aumentare il fatturato del 1000 per cento?”.

“Questo – spiega Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom – era l’atelier della macchina. Il gioiello europeo: qui le carrozzerie si chiamano, non a caso, ‘abbigliamento’. Questa trattativa può essere il terzo atto di un muro contro muro con Marchionne che non porta da nessuna parte. Oppure l’occasione per costruire un nuovo percorso condiviso. Forse – prova a ipotizzare Airaudo con un sorriso – lo scopo di Marchionne è quello di farsi bocciare il piano, per dire che sono stati i lavoratori a non volerlo? Spero di no”. Margot Calliero a questo interrogativo scuote la testa: “E allora? Io ho paura che la Fiat dica: ‘Arrivederci e grazie’. In ogni caso, se la Fiom dice no, noi non firmeremo accordi separati in una fabbrica dove loro hanno la maggioranza. Ma anche la responsabilità”.

Il Fatto

giovedì 24 febbraio 2011

Processato per un tatuaggio, il tribunale lo assolve.

Andrea Assante insieme ad un suo amico stava transitando in piazza della Repubblica con un furgone con cui stava trasportando materiale che serviva per organizzare una festa in Fortezza Nuova, nella settimana della Coppa Barontini, in memoria al partigiano livornese. La polizia lo ferma e chiede i documenti che vengono immediatamente dati. Era il 1 luglio e faceva caldo quindi l'imputato era in maglietta a maniche corte. Da qui nasce la denuncia che riportiamo fedelmente dal verbale stilato quel giorno: "Lo stesso (Andrea Assante) recava tatuato, su tutta l'estensione dell'avambraccio destro, a grossi carattere in stampatello maiuscolo, con colore rosso e blu, l'acronimo "ACAB": che significa "All cops are bastard", cioè "Tutti i poliziotti sono bastardi", usato da frange estremiste anarchiche sia italiane che internazionali. Per quanto sopra esposto l'Assante veniva indagato". Il verbale della polizia precede l'accusa di reato con qualche riga incentrata tutta su precedenti legati a stadio e politica che fanno da antipasto e pregiudizio al reato imputatogli. Da notare che la polizia ha anche scritto nel verbale che Assante è un "pugile di buon livello" tanto per rincarare, secondo le loro menti, il profilo criminale della persona.
Quindi Assante, come da verbale, è stato processato per avere un tatuaggio che, come ha ricordato durante l'udienza l'avvocato Guercio che lo ha difeso, è anche il nome di un famoso gruppo musicale americano e il nome di un re israeliano o addirittura l'acronimo di un gruppo americano anticomunista, senza tener di conto che non c'è nessuna offesa diretta alla polizia e che in slang inglese il cop non è certo il semplice poliziotto ma "lo sbirro" che fa il prepotente per strada.
Ma si può andare anche oltre. Vi sembra regolare che uno venga processato per un semplice tatuaggio? Anzi, ci piacerebbe sapere quanti e quali tatuaggi hanno tutti quei poliziotti che vanno in gio a guardare quelli degli altri. Forse ci sarebbero delle sorprese a partire dalla croce celtica fino ad andare più a destra.
Ma la storia non finisce qui. L'8 gennaio 2010, cioè dopo 6 mesi, i due poliziotti che avevano scritto lo scarno verbale ricco di pregiudizi politici decidono di ricordarsi altre cose per rendere il reato più verosimile e scrivono un altro verbale. Infatti lo scarno verbale di 20 righe redatto il 1 luglio 2009 diventa una paginata e mezzo con ulteriore lista di segnalazioni del passato fino a descrivere cori fatti durante una manifestazione del Godzilla e una contro il rigassficatore offshore e un deferimento per un reato del 1998. Insomma, un verbale che conferma la natura pretestuosa e politica di questo processo. Naturalmente le ultime 5 righe dovevano parlare anche di ciò che era successo in piazza della Repubblica sennò il processo non avrebbe avuto senso e quindi dopo 6 mesi si ricordano che l'imputato li ha provocati mostrando l'avambraccio,  scandendo le lettere del tatuaggio e dicendo che era dedicato a loro. Alla domanda dell'avvocato della difesa del perchè avessero riscritto il verbale dopo 6 mesi un poliziotto ha risposto che "avevano quella mattina altro da fare". Boia, alla faccia di Stakanov! C'hanno messo 6 mesi per riscriverlo.
Sulla base di questo, il Pm Masini ha chiesto 4mila euro di multa e la revoca della condizionale per un precedente reato di stadio. Insomma, ha chiesto la galera e 4mila euro per un tatuaggio. Naturalmente anche lui nella sua arringa ha confermato la natura politica del processo ricordando come la polizia faccia un lavoro pieno di rischi e sacrifici per un misero salario. Il tutto, ricordiamolo, per condannare uno che passava in furgone da Piazza della Repubblica e che aveva un tatuaggio non gradito alla polizia. Forse la polizia non avrà nemmeno gradito cosa andava a fare, cioè a montare una festa in ricordo di un partigiano. Ma questo non è dato saperlo.
Assante alla fine è stato assolto ma avrà ugualmente da pagare pegno perchè ci sono le spese per la difesa e ha dovuto sottostare alle solite diffamazioni del Tirreno, quello che esalta le assoluzioni di Cecio e va a trovare i precedenti ormai scontati al primo cittadino che passa. Non rimane che fare una riflessione, in particolare riguardo ai protagonisti di questa vicenda: quanto ha speso lo Stato per un simile processo? E' regolare che quando un poliziotto decide di perseguirti per le tue idee politiche trovi un pm che ti rinvia anche a giudizio? E' regolare che in questa città si venga portati a processo perchè un poliziotto s'è svegliato male e c'ha simpatie di destra? E' regolare che in questa città ci sia un quotidiano letto da migliaia di persone che è l'ufficio stampa di questura, sindaco e vescovo?

martedì 22 febbraio 2011

17 Marzo - Nel settore commercio siamo alle solite.

Come tutte le feste oramai, anche il 17 Marzo le catene della grande distribuzione organizzata (GDO), intendono non far festa e lasciare aperti i vari supermercati, ipermercati e outlet.  In questi giorni infatti sta arrivando comunicazione ai vari dipendenti delle aperture straordinarie per l'anno 2011. Come sempre nel menefreghismo aziendale di rispettare feste nazionali, dei lavoratori, o sante.

C'è però chi può impedire un tale scempio. Si chiamano Comuni. Spetta a loro dare l'autorizzazione per le aperture straordinarie o meno.

In ogni caso, qualcuno ci dovrà dire se ha ancora un senso segnare in rosso i giorni festivi sul calendario o no.
Se  è ancora giusto festeggiare l'Unità d'Italia, il Primo Maggio, il 25 Aprile, l'Immacolata, ecc.
Se si ritiene che sia giusto, allora festeggiamole come si deve e cioè esentando la gente dal lavorare e magari farle partecipare alle celebrazioni. Che siano giorni di riposo e riflessione.
Ci credo che chi sta ai vertici aziendali vorrebbe che la gente lavorasse sempre, tanto lor signori con la loro famiglia ci stanno nel giorno di festa, mica sono impegnati a fare i galoppini come i comuni mortali.
Ai Comuni chiedo invece una presa di posizione netta.

Un lavoratore.

mercoledì 16 febbraio 2011

17 Marzo festa nazionale.

l liceo Volta: "Per noi è festa nazionale"

m. t. M.
torino
«Un governo nazionale che a un mese dalla scadenza celebrativa non ha ancora deciso se il 17 marzo è festa o meno, è davvero un triste segno dei tempi. Il nostro Consiglio di Istituto ha deciso di togliere il ministro Gelmini dall’imbarazzo. Visto che lei non è in grado di decidere, abbiamo deciso noi: il 17 marzo il Volta sarà in festa, e gli studenti esporranno davanti all’ingresso un grande striscione per ricordare il significato della data». Gianni Oliva, preside e storico, e il consiglio d’istituto del liceo di via Juvarra, con la decisione adottata ieri pomeriggio hanno molto probabilmente indicato la strada ad altre scuole per uscire da un’incertezza che sta stretta a tutti.

«Nei due giorni precedenti il 17 - prosegue Oliva - ci saranno dibattiti e lezioni dedicati ai temi della "nazione" e del Risorgimento. E il giorno successivo, 150 studenti partiranno con gli autobus messi a disposizione dalla scuola per andare a Potenza alla giornata di mobilitazione contro le mafie organizzata da "Libera": perché l’Italia che vogliamo celebrare, è quella della legalità e del coraggio, secondo l’insegnamento del Risorgimento». La conclusione dell’ex assessore regionale alla Cultura è amara: «Nel nostro liceo ci sono ragazze e ragazzi di altri Paesi: è imbarazzante spiegare ad un’egiziana o a un moldavo perché la scuola espone la bandiera nazionale davanti al portone, ma non sa se festeggiare il 150°».

Dunque, festa nazionale sì o no? I dirigenti scolastici sono in attesa di una risposta precisa e positiva dal loro ministero. Tommaso De Luca, preside dell’Avogadro e presidente dell’Asapi (l’associazione delle autonomie scolastiche piemontesi) ricorda che «non sono arrivate note ufficiali in merito. In mancanza di delibera del consiglio dei ministri, la chiusura vera e propria e la libertà per tutti i lavoratori può solo essere stabilita dal sindaco per neve o calamità naturale. Altrimenti, ogni consiglio d’istituto può decidere la sospensione delle lezioni per studenti e docenti». Ancora: «Personalmente non vedo nulla di male a chiudere il 17 marzo. Come Asapi chiediamo di sapere se è festa oppure no». All’Avogadro, come in molte scuole, sono state comunque organizzate iniziative: nel pomeriggio del 17 studenti, famiglie e cittadinanza sono invitati ad una importante iniziativa in collaborazione con l’editore Laterza.

All’Itis Grassi il preside Pietro Bovaro ammette: «Mi piacerebbe che la chiusura non fosse decisa dalle singole scuole ma avesse portata generale. Io sono sempre favorevole ad un calendario scolastico con il massimo di giorni di lezione, ma questa è una festa che merita di essere celebrata e ricordata. Se non ci diranno nulla, la scelta sarà affidata alle singole autonomie scolastiche. Io penso che ci sarà un passaparola per la sospensione delle lezioni, ma sarà la soluzione più triste». E Lorenza Patriarca, preside dell’Istituto comprensivo Tommaseo: «Numerosi genitori mi hanno detto che se non sarà festa nazionale, terranno comunque a casa i figli. Sono convinta che il consiglio d’istituto deciderà in questo senso. Sono due anni che nelle scuole si lavora sul tema dell’Unità nazionale: dirigenti e insegnanti credo pensino ovunque allo stesso modo».

Il dirigente del liceo classico Alfieri, Riccardo Gallarà, ha fatto un sondaggio nell’istituto. «C’è un orientamento positivo per la chiusura. Eventualmente, inizieremo le vacanze di Pasqua un giorno dopo». Beppe Bertero, preside dell’artistico Cottini: «Vogliamo festeggiare degnamente e per questo avevamo in mente una premiazione delle eccellenze il 16 in previsione della festa nazionale. Se questa settimana non ci faranno sapere, convocherò il collegio docenti e decideremo».

Di una situazione imbarazzante parla anche Mauro Pace, preside dell’Istituto Salesiano Valsalice. «Fino a dieci giorni fa pensavamo che il 17 fosse festa nazionale e avevamo già fatto una segnalazione alle famiglie... Stiamo parlando del 150°: questa festa doveva essere pianificata anni fa, invece manca un mese e ancora non si sa cosa fare. Per di più, sembra che il l’economia si regga su quest’unica giornata di lavoro». 
La Stampa

martedì 15 febbraio 2011

Viva la Fiat

Visto che Marchionne si è presentato in Parlamento a presentare il futuro della Fiat e tra i denti a ricattare la classe politica e gli operai, ripropongo una canzone scritta per il licenziamento di 61 operai Fiat nel 1979, accusati di essere terroristi. Nulla è cambiato.

Se non ora quando? Torino canta i cento passi.

Tra i tanti momenti della manifestazione del 13, penso che quello espresso nel video sia il più consono ad esprimere lo stato d'animo della folla.

domenica 13 febbraio 2011

Se non ora quando. Torino 13 febbraio 2011.

Oggi ero presente al " Se non ora quando" di Torino.
Potrei scrivere accodandomi all'urlo della gente presente in piazza, o postare foto e video in mio possesso inerenti il corteo di oggi, e vi assicuro che alcune foto sono veramente belle, colorate e piene di bella gente.
Però, è una delle poche volte che vedendo una moltitudine così enorme di persone, sfilare e unirsi per un unico fine, mi trova spiazzato. Cos'altro c'è d'aggiungere alla giornata di oggi? I vari tg e i vari giornali hanno fatto ampi servizi e pubblicato le foto più svariate, solo un sordo non sente ancora e un cieco non ha visto la fiumana di persone scese in piazza oggi.
Solo la Ministra Gelmini, dall'alto della sua ignoranza, può permettersi di dire che si trattava di poche radical chic. Forse alla Gelmini il ministero della pubblica istruzione non è consono, perchè a quanto pare non sa ancora contare.
Il messaggio della gente comune è stato chiaro e forte, ed espresso in forma così delicata che è stata una delle poche manifestazioni dove non c'era la polizia in assetto antisommossa.
E' stata una manifestazione talmente ben riuscita e partecipata, che se fossi un Giuliano Ferrara o una Santanchè qualunque mi vergognerei per un bel pezzo. E tu cara Iva Zanicchi: perchè non sei venuta a cantare oggi?
In piazza si sono viste persone comuni, mica onorevoli o ministri stipendiati dal Papi.
Spero che la giornata odierna non sia un fuoco di paglia e che si insista nel dare la spallata finale a Berlusconi e al berlusconismo, con buona pace dei leghisti che si sono ridotti a difendere l'impossibile pur di mantenere la poltrona romana.

venerdì 11 febbraio 2011

Donne occupano sede Pdl di Torino



Blitz nella sede del Pdl! Fermate 5 compagne, partecipato presidio sotto la questura torinese, tutte rilasciate!

Una cinquantina di compagne ha quest'oggi occupato la sede del Partito della Libertà a Torino! Un'azione di protesta per rilanciare una partecipazione critica e differente nel corteo del 13 febbraio, ma anche un'indicazione di come quella giornata sarà da molti vissuta ed attraversata: un 13 febbraio di lotta!

L'occupazione della sede di partito del Pdl è la simbolica e politica presa di parola contro quello che anche lo striscione portato dalle compagne riportava: "Contro il governo della crisi, autodeterminazione delle lotte". Occupare la sede istituzionale di corso Vittorio II non può quindi che assumere chiaramente il connotato di opposizione non solamente al premier Berlusconi, ma soprattutto e palesemente al partito che governa il nostro paese, gridando chiaro che essere in piazza il 13 febbraio non può essere riducibile all'indignazione moralista contro B. ma al sistema di potere che governa il paese nostrano!

Decine di giovani donne ha quindi fatto irruzione dentro la sede partitica, scatenando l'irrequieta reazione del deputato pidiellino Agostino Ghiglia, così come la solerte azione di identificazione da parte delle forze dell'ordine nei confronti delle occupanti. Da segnalare, ancora una volta, il nervosismo del vicecoordinatore del Pdl Maurizio Marrone, che dopo essersi fatto le osse tra le fila fasciste del Fuan, oggi ha imboccato la via della carriera politica nel partito, mettendosi in mostra anche oggi nella rimozione dello striscione appeso al balcone principale, tirando lo striscione ed il megafano per sottrarli alle compagne. Azione quindi riempita dagli interventi al megafono, dai volantini e dallo striscione portato nella stanza centrale della sede, così come dalla chiarezza dei cartelli che le compagne tenevano addosso: "Non ci avrete mai come volete voi!".

Dopo oltre un'ora di occupazione del Pdl torinese, quando le compagne stavano uscendo dal portone di corso Vittorio la polizia e la digos, con lo zelante aiuto dei giovani pidiellini, hanno compiuto un provocatorio blitz contro 5 compagne, trascinandole via con la forza e portandole in questura. Un presidio si è svolto sotto il palazzo poliziesco, in via Grattoni angolo corso Vinzaglio, per pretendere la liberazione immediata di quante sono state fermate, rilascio che è poi avvenuto intorno alle 19.

Una giornata di lotta, lo stesso spirito che attraverserà e pervaderà domenica pomeriggio lo spezzone sociale "Sistema in crisi, corpi in lotta".

lunedì 7 febbraio 2011

Moralisti, scandalizzati, perbenisti e ipocriti.

Quanti moralisti, perbenisti e ipocriti si dicono scandalizzati per una piccola manifestazione in quel di Arcore.
A sentire i politici e la loro cassa di risonanza dei telegiornali odierni, chi ieri ha manifestato ad Arcore è un estremista che rasenta il terrorista. Ci servono pene severe per chi ha osato sfidare il Premier a casa sua.
Badate bene, non parlo di proteste al palasport o al teatro, ma di duri e puri che si presentano sotto casa del Berlusca con le bandiere del Che o dall'anarchia. Un vero e proprio attacco alla sicurezza del Primo Ministro. Come hanno osato?
Ma questi perbenisti, moralisti e ipocriti, dove sono quando si tratta di parlare delle ciulate del Premier con presunte escort e per di più minorenni?  Li si che c'è un vero e proprio attacco alla sicurezza del Berlusca.
E se con tutta quella carne fresca il Primo Ministro subisse un infarto nel bel mezzo del più becero ce l'ho duro, come la mettiamo? Dove sono i celerini a difesa del Premier in quel caso?
Ci saranno anche le guardie padane?
Intanto io sto con i ragazzi che ieri hanno protestato ad Arcore, gli stessi che sempre ieri, hanno bloccato un treno di scorie radiottative in quel di Val Susa

giovedì 3 febbraio 2011

Vendola... l'ora della chiarezza.

Nichi Vendola... l'ora della chiarezza


Il tempo della “narrazione”, l’arma vincente per parlare molto senza dire nulla, volge al termine; invece si avvicina, anche per Nichi Vendola, l’ora della chiarezza.


Se l’incertezza dello scenario nazionale, dove il caos regna sovrano a destra come a sinistra, concede al Governatore della Puglia di incrementare i propri consensi sfruttando abilità retoriche e sventolando la bandiere delle “primarie subito”, senza per questo dover chiarire le proprie posizioni programmatiche in virtù degli esistenti rapporti di forza anche all’interno del centrosinistra, l’avvicinarsi della tornata amministrativa, che coinvolgerà in primavera anche il comune di Torino, impone scelte che, certo, non passeranno inosservate.

Già la scorsa estate, quando ancora era fresca l’autocandidatura del leader di SEL a primarie mai convocate, fece discutere, negli ambienti della sinistra, l’apertura di Vendola a Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, di cui il Governatore pugliese elogiò “l’ottima amministrazione”.

“Ottima amministrazione” che, secondo la sinistra torinese, si è però contraddistinta negli anni per un appoggio attivo al progetto TAV Torino – Lione, per la malagestione della realtà del Centro di Identificazione ed Espulsione presente sul territorio comunale e per le convinte aperture ai teoremi di Marchionne.

Non stupisce, dunque, che nei giorni scorsi siano volati gli stracci fra i vertici del PD cittadino e la Federazione della Sinistra (comunisti, ex sinistra DS e sinistra Cgil): all’annuncio dei democratici di voler tener fuori la FdS dall’alleanza di centrosinistra, ha risposto in prima persona Paolo Ferrero, membro del coordinamento nazionale della Federazione, spiegando che la FdS sarebbe stata disponibile a ricostruire il centrosinistra della città solo nel caso di un’ipotetica (e già smentita) candidatura di Giorgio Airaudo, segretario nazionale FIOM, alle primarie di coalizione.

Stupisce ancora meno, dunque, che dal programma di coalizione, che il PD ha voluto delineare prima di svolgere le primarie, al fine di assicurarsi una linea politica chiara a prescindere dal candidato sindaco scelto, emerga il sostegno ai progetti di Marchionne di “riorganizzazione” di Fiat e dei rapporti sindacali e una netta posizione sul fronte del “Sì Tav”, in merito alla contestata linea di Alta Velocità che dovrebbe attraversare la Val di Susa.

I cinque candidati alle primarie, Piero Fassino, Davide Gariglio, Silvio Viale, Gianguido Passoni e Michele Curto, sottoscriveranno il testo entro la settimana.

Come detto arriva già stasera, invece, con la convocazione del comitato federale del partito, il tempo delle scelte per Sinistra Ecologia e Libertà, emanazione partitica del consenso personale di Vendola.
All’ordine del giorno della riunione, infatti, è posta la necessità di decidere – come ha spiegato il segretario provinciale Antonio Ferrentino – “se e chi appoggiare” alle primarie.

Va da sé, in ogni caso, che il sostegno ad un candidato, o in ogni caso la partecipazione alle primarie e alla coalizione, non potrebbe che essere accompagnato dalla sottoscrizione di quel programma che fa di Marchionne e della TAV due elementi cardine del futuro della città.

Un bel problema dopo che, come ha fatto Vendola, si è stati fino all’altro ieri ai cancelli di Mirafiori “con la Fiom senza se e senza ma”.

mercoledì 2 febbraio 2011

Mio fratello è figlio unico


Mio fratello, quindi uno di noi, uno come noi, come tutti, uno che va a scuola, o a lavoro, uno che è costretto come tutti ad affrontare i problemi e gli ostacoli che la vita ci pone davanti. Ma anche figlio unico, perchè “.. è convinto che nell’amaro benedettino non sta il segreto della felicità..”, figlio unico perchè pensa con la propria testa, in un Mondo dove pensare con la propria testa è sempre più difficile, sempre più pericoloso; ed è anche unico perchè non ha paura di dire che esistono gli sfruttati e i malpagati, anche se dirlo lo rende il primo degli sfruttati, o dei malpagati, o dei derisi. E in fondo il cerchio si restringe sempre, chi è Don Chisciotte se non un fratello unico portato all’eccesso?