RIBELLARSI E' GIUSTO

ne servi ne padroni

Odio gli indifferenti

"Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Antonio Gramsci

UN GIORNO NON PUO' VIVERE SENZA LA SUA UTOPIA...

Così l’uomo deve vivere andare senza frontiere come bambini dietro un aquilone Correre giocare ridere vivere Non girare mai il volto anche quando a te non tocca Amare questa terra dove nel nostro cuore sventola rossa come il sole il simbolo di una nuova era Cammina uomo E va senza tempo Ridere amare lottare e poi infine invecchiare E passerà per questa terra come una luce di libertà

martedì 31 agosto 2010

Carrefour: la spesa gratis dei licenziati

31.08.2010

Carrefour, la spesa gratis dei licenziati

Milano - Con il carrello pieno di pasta, acqua e pannolini si sono avvicinati alle casse. «Fateci passare, dobbiamo dare da mangiare ai nostri figli». È la nuova protesta dei lavoratori del magazzino del Gs-Carrefour di Pieve Emanuele, che si sono presentati al supermarcato Carrefour di Assago, alle porte di Milano, per protestare contro il mancato pagamento degli arretrati. Un nuovo capitolo, insomma, per quella che i sindacati hanno definito "la Melfi del Nord".

Avvicinato il direttore del supermercato, funzionari e delegati hanno trattato per avere un anticipo sotto forma di beni di prima necessita. Poi - dopo circa una mezz’ora all’interno - hanno lasciato i carrelli davanti alle casse e sono usciti dal supermercato consegnando volantini.

Da tre mesi i 60 magazzinieri di Pieve hanno la busta paga a zero ore e non vengono fatti rientrare a lavoro. Questo nonostante due sentenze del tribunale del lavoro che danno ragione ai lavoratori. Ieri un incontro in prefettura tra sindacati, Carrefour e consorzio Gemal - che gestisce l’appalto - si è risolto con un nulla di fatto. «La nostra proposta è di reintegrare tutti i lavoratori - ha detto Ettore Montagna (Filt-Cgil) - perché prima di tutto bisogna rispettare le sentenze. Poi si potrà discutere di cassa integrazione». E' previsto anche l’invio di una lettera all'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.

"In merito alla vertenza in atto nel deposito di Pieve Emanuele, Carrefour specifica ancora una volta che i 64 lavoratori coinvolti non sono, né sono mai stati, dipendenti della società", fanno sapere dal gruppo francese della grande distribuzione. "Sono dunque improprie le esortazioni al rispetto della legge e delle istituzioni rivolte a Carrefour, che auspica una risoluzione in tempi brevissimi della vertenza in atto nel deposito di Pieve Emanuele tra la cooperativa Rm e i suoi lavoratori e si ponga fine a ogni comportamento contrario alla legalità".

di LUCA DE VITO (Repubblica Milano)

sabato 28 agosto 2010

giovedì 26 agosto 2010

Se avessimo un minimo di dignità li scuoieremmo tutti

Che belle le dichiarazioni di Tremonti... E qualcuno lo vorrebbe a capo di un esecutivo di transizione.
Se avessimo un minimo di dignità li scuoieremmo tutti vivi da Berlazza sino a Bersani...
Squallide merde loro e chi li ha votati che ne è complice.


Dal Corriere...
MILANO - Una dichiarazione che farà discutere. Soprattutto in un Paese che registra una media di 3 o 4 morti sul lavoro al giorno. «Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo cambiare». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo al «Berghem fest» sottolineando subito dopo che «robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l'Unione europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo».

Dalla Stampa....
Nessun riferimento esplicito al caso Fiat. La platea lo coglie in un ragionamento generale, che calza a pennello con il nodo degli operai licenziati a Melfi e sulle condizioni che il Lingotto ritiene necessarie per investire ancora sul futuro degli stabilimenti italiani: se si vogliono «diritti perfetti nella fabbrica ideale», si rischia «di avere diritti perfetti ma di perdere la fabbrica che va da un’altra parte». Oggi «una certa qualità di diritti e regole non possiamo più permetterceli», in uno scenario globale «non possiamo pensare che sia il mondo ad adeguarsi all’Europa, è l’Europa che deve adeguarsi al mondo». 


Traduzione e sintesi: lo stile di vita occidentale si paga con l'alienazione dei diritti civili di una parte delle classi non parassitarie, mentre marchionne marcegaglia e tremonti che guadagnano 450 volte quel che guadagnava un Valletta possono sucarci il sangue. mi si rivolta il sangue nei ventricoli.

martedì 24 agosto 2010

Il Sindaco si ribella: Il Comune non comprerà più Fiat

Vertenza Melfi, il sindaco si ribella
"Il Comune non comprerà più Fiat"

Polemico annuncio di Sauro Secone, primo cittadino del Pd di Quarto. "Non acquisteremo o stipuleremo contratti di leasing con il marchio del Lingotto visto che l'azienda calpesta di fatto la dignità dei tre lavoratori licenziati e poi riassunti"

"Il Comune di Quarto non acquisterà più nè stipulerà contratti di leasing usando auto con il marchio Fiat per le sue autovetture di servizio". Lo ha detto il sindaco di Quarto  Sauro Secone del Pd intervenendo nel braccio di ferro tra la Fiat e i 3 operai licenziati e poi riassunti grazie ad una sentenza del giudice del lavoro nello stabilimento di Melfi.

Ai vertici del Lingotto Secone ha mandato un messaggio: "quanto sta avvenendo in questi ultimi giorni nello stabilimento Fiat di Melfi è un qualcosa che lascia non poco amareggiati. E' assurdo che una multinazionale come la Fiat abbia deciso di non dare seguito ad una sentenza pronunciata dalla magistratura italiana, calpestando di fatto i diritti e la dignità dei tre lavoratori licenziati e poi riassunti. Qui sono in gioco -prosegue Secone- non solo tre posti di lavoro ma soprattutto il rispetto e la dignità di tutti i lavoratori"

La Repubblica

domenica 22 agosto 2010

FIAT: Vi paghiamo per non lavorare

... purché non produciate conflitto
Non si può giudicare altrimenti la decisione della casa-madre Fiat  sul come eseguire il reintegro (obbligato da una sentenza del giudice del lavoro dello scorso 10 agosto) dei tre dipendenti Fiom di Melfi, due dei quali delelgati Fiom.
I tre erano stati licenziati dall'azienda poco più di un mese fa  con l'accusa di aver ostacolato il percorso di un carrello robotizzato durante un corteo interno. Il blocco del carrello robotizzato, secondo l'azienda, impediva di lavorare agli operai che non partecipavano allo sciopero e al corteo interno.

Il giudice aveva annullato il provvedimento ritenendolo "antisindacale" ordinando l'immediato reintegro nelle rispettive mansioni professionali dei tre lavoratori ma Fiat, dal canto suo, aveva subito ribadito l'intenzione di voler fare ricorso, non accettando nei fatti la sentenza, e fare di testa propria.

Il risultato è quello comunicato ieri: gli operai saranno pagati... ma non saranno ammessi in fabbrica. Come già fu per la lettera del grande capo agli operai, la comunicazione è stata recapitata a casa dei singoli interessati. Contro la decisione del Lingotto si sono schierati subito i sindacati e l'opposizione, accusando l'azienda di comportamento "antisindacale" e minacciando il ricorso a "vie legali". La risposta dell'azienda non è stata esplicita: "Abbiamo esercitato una nostra facoltà".

La Fiom annuncia che domani i tre operai si presenteranno comunque ai cancelli di Melfi. L'opposizione e la stessa Cgil non mancano di denunciare il carattere anti-sindacale dell'operazione. Gallino ricorda come, oggi più che mai (ma quando avrebbe mai smesso?), la Fiat fa lotta di classe!

Il provvedimento annuncia un ritorno alle "buone vecchie pratiche" di casa Fiat (e in fondo di ogni padrone): "licenziare le avanguardie di lotta!",... anche a costo di doverle pagare per niente (in attesa di regolare i conti poi...). In ogni caso sempre meglio di una ripresa del conflitto operaio dentro le fabbriche, soprattutto all'indomani del pesante No di Pomigliano e l'annunciata fine degli ammortizzatori sociali dei mesi a venire.
Primo bersaglio della Fiat è certamente l'operato sindacale della Fiom, che scenderà in piazza a Roma ad ottobre con una manifestazione nazionale.
Infoaut

mercoledì 18 agosto 2010

Lettera del figlio di un operaio Fiat

Riportiamo di seguito un articolo che in poche righe racconta la rabbia di chi non rinnega, ma onora le proprie radici.

Descrive la dignità di chi, nella scala sociale, sa bene a quale classe appartiene e di quale invece fa parte in nemico.



Ero nato da poche ore e l’ho visto per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi tutti uguali imposti dal cottimo. L’ho visto felice, passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto quando, a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 Luglio 2010 su «La Stampa» di Torino ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore i «diritti dei lavoratori» diventavano «componenti non monetarie della retribuzione», la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile «garanzia della continuità delle occasioni di lavoro», ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del «tempo libero in cui spendere quei salari», ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17.30 e le 18.00 di Martedì 27 Luglio 2010). Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore perché non è correlato al denaro mi ha tolto l’aria.

Sono salito sull’auto, costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse per 35 anni in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità.

tratto da:
http://emiliaromagna...a.org/node/9237

martedì 17 agosto 2010

Bestiario Kossighiano

E' spirato in ospedale, ma va ancora sconfitto nella piazza



...e alla fine è spirato! E' morto un gladiatore, un micidiale servo dello stato. Impossibile trovare epiteti adeguati a nominare il defunto. La traiettoria che in linea verticale ci separa, noi giù in basso fino a lui lassù in alto, è descritta dall'ostilità e dall'inimicizia assoluta. Punto. Basta questo.
E' morto Francesco Cossiga, ma questo non basta, perchè la sua attualità nel presente e nel nostro futuro ci indica l'urgenza di cancellare e abolire tutto ciò che lo rende persistente alla morte, a cominciare dalle leggi speciali da lui introdotte per colpire i movimenti antagonisti e di massa del decennio rosso fino ad arrivare alla memoria e alla verità sempre violentata dagli interessi rappresentati dal gladiatore capo.
Da questo evento una spinta, l'indicazione per i movimenti a sconfiggere il persistente Cossiga che viene tutte le volte quando un territorio si solleva, per la libertà e per l'autonomia.
La piazza e le strade, la fabbrica e il quartiere lo sanno: "ha pagato caro, ma non ha pagato tutto!"

Infoaut